Il meraviglioso mondo del Qi.

L’idea più affascinante in cui si ci imbatte quando si inizia a praticare una disciplina orientale è, senza dubbio, il concetto di Energia (Qi, come lo chiamano i cinesi, Ki come lo indicano i giapponesi o Prana come la chiamano gli indiani).YIN_YANG_hmmm
Ma che cosa indicano gli orientali quando usano questa parola?
Io sono convinto che si faccia un bel po’ di confusione a riguardo, perché il termine energia richiama in noi cose molto diverse rispetto a quelle che intendono gli orientali, ad esempio i cinesi.
Per noi l’energia è una “forza che fa succedere qualcosa”.
L’energia elettrica è quella che accende le lampadine e fa funzionare i frigoriferi, l’energia derivante dalla combustione della benzina fa muovere le automobili, l’energia dell’acqua fa girare la pale della ruota del mulino, etc. Per cui noi dell’energia notiamo il fatto che fa muovere qualcosa, che produce un movimento, mentre ci interessano meno altri possibili aspetti del termine energia.
Anche in oriente c’è l’idea che ci sia qualcosa che fa muovere qualcos’altro, ma quanto parliamo di Qi, per gli orientali, la logica è ribaltata: loro considerano l’energia del corpo (o di qualsiasi altra cosa) come la peculiare organizzazione del movimento interno di quella cosa. Detta così sembra incomprensibile ma basta tornare sui binari occidentali per permetterci di capire.
Per i cinesi non c’è la materia da una parte e la forza che la muove dall’altra, ma c’è la materia che spontaneamente si muove. E a seconda del tipo di movimento che la caratterizza genera i fenomeni che conosciamo. 
Il Qi che si muove poco da origine a cose molto concrete e compatte (per esempio montagne) mentre il Qi che si muove più velocemente da forma a cose più rarefatte, meno concrete (ad esempio il vento).
Questo concetto, presente in Cina già millenni fa è pressapoco lo stesso di quello a cui è arrivata la fisica moderna nel momento in cui ha cercato di osservare la materia nell’infinitamente piccolo; gli scienziati si sono accorti che se osservavano da vicino le costituenti principali degli atomi dovevano smettere di considerarli come “materia solida” e cominciare a osservarli come un’onda, cioè come una vibrazione, come qualcosa che spontaneamente si muove. 
Quindi per i cinesi il Qi non è una forza che si applica a qualcosa, ma è una proprietà insista nella cosa stessa.
Ma non è solo una proprietà, è l’insieme di tutte le proprietà di una cosa, in altre parole è la somma di tutte le sue qualità.
E’ il suo essere completamente unica, differente da tutte le altre.
Il Qi di una pera è decisamente differente dal Qi di una pecora, ma anche il Qi di una pera o di un’altra pera sono differenti fra loro ma solo in maniera inferiore. Cioè tutte le pere hanno una loro forma e delle qualità simili tanto che è impossibile confonderle con le pecore, ma contemporaneamente ogni pera è anche diversa da ogni altra pera.
Un po’ quello che accade per tutte le speci. 
Ad esempio il Qi degli esseri umani sarà in qualche modo simile per tutti, in quanto tutti abbiamo la stessa forma di base e lo stesso funzionamento, ma assumerà una particolare vibrazione differente per ognuno di noi.
Siamo unici come uniche sono tutte le cose.
Capite bene che questa descrizione del Qi ha poco a che fare con quello che per noi è il significato del termine energia.
In questo spazio di incomprensione si arrovellano i dubbi di chi comincia a bazzicare il pensiero Taoista. 
Ad esempio in medicina cinese molti sono convinti che l’energia scorra nel corpo, come se ci fosse da una parte il corpo e dall’altra l’energia che scorre, come se fossero entità separate.
Ma se dobbiamo seguire con coerenza il sistema orientale allora dobbiamo immaginare noi stessi come un’ “insieme magmatico”. L’energia più rarefatta scorre sopra la stessa energia che si è solidificata. Poi quella energia solidificata si ritrasforma in rarefatta e quella rarefatta nella stessa misura si condensa così che il ciclo ricominci. Cioè la nostra energia nel momento in cui è ferma e condensata da origine ai tessuti più solidi, per esempio le ossa, mentre quando è meno concreta e più mobile da origine ad aspetti più sottili, per esempio il pensiero. Ma nella visione cinese il tuo Qi è sempre lo stesso, semplicemente cambia aspetto a seconda del suo grado di “movimento”.
L’energia non “scorre sul corpo” l’energia è il modo unico in cui accade il costante divenire del corpo.

Ma i cinesi non si fermano a cercare una descrizione logica al Qi, per loro la cosa essenziale è “sentirlo”, percepirlo, accorgersi del suo modo di esprimersi. Questo è fondamentale in tutte le pratiche tradizionali di stampo Taoista, dalla medicina alle arti marziali: accorgersi di come il Qi si muove. Se ci accorgiamo di come si muove il Qi del nostro sfidante saremo in grado di comprendere meglio come atterrarlo; se comprendiamo come si muove il Qi di un “paziente” allora saremo in grado di aiutarlo a superare qualche fastidiosa problematica.
Ma il problema è che nessuno può spiegarti come si muove il Qi, è necessario che tu lo comprenda da solo.
Per questo i testi dei maestri orientali brulicano spesso di frasi come “non si può spiegare il Qi, si può solo sentire”. “Non puoi capire il Qi, lo devi ascoltare” etc.
Ed ecco che in questo solco nascono come funghi in autunno tutta una serie di personaggi che si spacciano per coloro i quali sentono il Qi e-che-se-anche-tu-lo-vuoi-sentire-allora-devi-venerarmi-per-anni-e-soprattutto-devi-darmi-un-sacco-di-soldi.
Voglio essere chiaro su questo punto: questo “approccio al Qi” è esclusivamente un meccanismo di potere perpetuato da chi vuole conservare una posizione di superiorità nei confronti degli altri.

“Io sento il qi, tu no, io sono più figo, tu devi venerarmi come un dio in terra e forse io ti svelerò il segreto.”

Ma il segreto sul Qi, date retta a me, è il segreto di pulcinella. 
Il mio consiglio è di tenervi il più possibile alla larga da queste figure che non hanno nulla da insegnarvi sul Qi. Sono invece le persone giuste per tenere corsi sul “migliora il tuo conto in banca e la tua finta-autostima” perchè è quello che fanno da anni.
Ma allora come si può sentire questo Qi?
Secondo me il ragionamento da fare è molto semplice: 
cos’è quella cosa che non puoi studiare, o capire ma devi solo sperimentarla e sentirla?
Esistono diverse possibili risposte a questa domanda risposte che derivano dalla nostra vita quotidiana e che non hanno per niente carattere mistico o magico: la più comune che mi viene ora in mente è “il sapore”.
Il sapore è qualcosa che non puoi raccontare ad un altro. Se vuoi che qualcuno sappia che sapore ha una cosa che non ha mai mangiato gliela devi far assaggiare, se no, non lo può capire in altro modo.
Spesso durante i corsi di shiatsu che tengo faccio fare questo giochino:
 prendo una spezia poco conosciuta (l’ultima volta ho usato i semi di cardamomo) e divido i presenti fra quelli che conosco già il sapore del cardamomo e quelli che invece non l’hanno mai mangiata.
Il gioco è molto semplice: chi conosce già il sapore mangia qualche seme di cardamomo e descrive il sapore che sente a coloro i quali non li hanno mai mangiati.
 Poi faccio mangiare qualche seme a quelli che hanno sentito la descrizione del sapore e chiedo loro di dirmi se se lo aspettavano così dalla descrizione che avevano ricevuto.
La risposta è sempre: no, mi ero immaginato un sapore completamente diverso.
Può essere utile ricordare a questo punto che in cinese quando una pietanza ha poco sapore, si dice che “manchi di Qi”. Capisci quindi quanto è semplice sentire il Qi di una cosa?  Capisci quanto è banale?
Ma non solo il sapore appartiene a questa categoria di cose che sono evidenti per chi le sperimenta e impossibili da comprendere per chi ne ascolta il racconto.
Un altra cosa che è molto evidente per te ma è difficile descriverla agli altri è ad esempio la sensazione fisica, ad esempio quella di un dolore.
 E’ molto difficile descrivere con precisione il dolore che sente una persona con una periartrite scapolo-omerale, o descrivere lo strano mal di pancia che ci ha colpito dopo aver mangiato un gelato dal sapore sintetico. Possiamo certo usare qualche parola per identificarlo, ma il grosso della sensazione non riusciamo a spiegarlo.E‘ per questo che utilizziamo modi di dire e metafore nella speranza che qualcuno ci comprenda: “è come una coltellata calda”, “è come se la testa mi esplodesse”, “è come se i miei piedi fossero morti”, etc.
A guardar bene qualsiasi sensazione del corpo è difficile da descrivere volendo usare le parole.
I sapori sono difficili, gli odori sono difficili, i dolori, i formicolii, i pruriti, le emozioni, tutto il sentire del corpo è enormemente evidente per noi, ma decisamente difficile da spiegare con precisione a qualcun altro.
La proposta che ti faccio è di considerare il Qi come l’insieme di quelle sensazioni.
Punto e basta.
Il Qi, in fin dei conti lo dicono anche i sinologi, è l’insieme dei soffi che attraversano il corpo. E cosa sono questi soffi se non le sensazioni che ci pervadono costantemente?
Ogni cosa che ci succede, ogni pensiero che facciamo, ogni movimento del corpo è accompagnato da una sensazione specifica, da un modo specifico del tuo essere interiore di muoversi ed organizzarsi.
E’ chiaro quindi che per sentire questi soffi non devi sapere come si fa, devi semplicemente cominciare a farlo.
Sai già farlo, lo fai da quando sei nato.
E capirai anche quanto è inutile avere un maestro che ti insegni “cosa sentire”perché l’unica cosa che ti può dire è riguardo a cosa sente lui, ma non è detto che il suo modo di sentire sia simile al tuo.
Quindi è un cammino che devi fare da solo anche perchè non c’è nessuno più bravo di te ad ascoltare le tue sensazioni!
Se avrai voglia di impiegare un po’ di tempo ad ascoltarti scoprirai che queste sensazioni che ti pervadono sono molto diverse tra loro, non solo perché si manifestano in posti del copro differenti, ma perché producono all’interno di te dei movimenti differenti: è come se “ti trascinassero” in una direzione. Alcune sensazioni ad esempio sono interiorizzanti, portano verso dentro, sono introspettive; altre invece ti spingono verso l’esterno, ti rendono aperto e “ampio”.
Alcune sensazioni derivano da te stesso, in qualche modo ti renderai conto che sei tu che le produci, altre sensazioni invece sembrano nascere altrove e scaricarsi su di te.
Insomma c’è un’universo di straordinarie sensazioni da esplorare dentro di te, ed è completamente gratis e lo puoi fare in qualsiasi momento. Che meraviglia!
Più ti divertirai a scoprirti e più diventerai bravo a conoscerti e come diceva Socrate: l’uomo che conosce se stesso conosce le leggi che governano l’Universo e gli Dei.
Non ti servono ne guru, ne maestri, ti serve soltanto cominciare ad ascoltarti.
Più lo farai più diventerai bravo nel farlo, come accade per tutte le cose.

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Frecce, demoni e le sfighe di un giovane principe.

La nascita dell’agopuntura
–parte prima-

C’era una volta, in una landa sperduta dell’attuale Cina, un giovane nobile che durante una battuta di caccia, inseguendo un cervo o un coniglio, si accasciò improvvisamente a terra vittima di dolori spasmodici.
Lanciò un grido lancinante e in un lampo i suoi compagni furono su di lui molto preoccupati.
Lo aiutarono ad alzarsi, e si sincerarono delle sue condizioni.
Il principe accusava un forte dolore che dalla schiena correva fino alla coscia (attraversando il gluteo) e gli impediva di camminare se non zoppicando faticosamente.
Noi, oggi, diremo che era vittima di una banale sciatalgia, ma immaginate cosa dovevano aver pensato i suoi compagni di caccia, di fronte a un dolore improvviso, acuto e così debilitante.
Uno spirito malvagio aveva colpito il principe?
Una strega gli aveva scagliato una maledizione?
O improvvisamente qualche meccanismo interno del corpo si era inceppato?
Impossibile dirlo in quelle circostanze, bisognava immediatamente portarlo da un guaritore.
Si mossero subito, e imboccarono la via del ritorno al loro villaggio ma non prima di aver costruito una rudimentale stampella per aiutare il loro compagno.
Dopo qualche tempo però, il gruppo arrivò a una piccola radura dove fu assalito da un branco di lupi affamati e dovette combattere per portare a casa la vita.
La loro reazione fu immediata, erano tutti abili cacciatori e combattenti e si scagliarono senza paura contro le bestie feroci. Nel giro di poco tempo menarono così tanti colpi a segno che costrinsero il branco di lupi a fuggire terrorizzato nel più profondo del bosco e nella piccola radura ridiscese immediatamente  il silenzio.
Erano ancora tutti affannati ed esaltati dallo scontro che non si curavano dei graffi e dei morsi che avevano ricevuto (a dire il vero nessuno di loro era stato ferito gravemente) quando ad un tratto, il cugino del principe, fu attirato da un rumore proveniente dai cespugli vicini.
Pensando che qualche lupo si fosse nascosto e stesse per aggredirli di sorpresa, incoccò una freccia nel suo arco e la scagliò potente fra gli arbusti.
Il risultato fu un grido lancinante. Di nuovo.
Ma non un latrato di lupo o di qualche altra bestia, era il grido di un uomo e aveva una voce conosciuta.
Nel marasma dello scontro, infatti, nessuno si era accorto che il giovane principe acciaccato,  che in quelle condizioni sarebbe  stato sicuramente più di intralcio che d’utilità, aveva pensato bene di nascondersi fra dei cespugli vicini  attendendo la fine dello scontro.
Ancora una volta tutti si precipitarono al suo fianco mentre il principe, contorcendosi per il dolore, ebbe la netta sensazione che quello non doveva essere di certo il suo giorno fortunato.
E invece, come scopriremo, di fortuna gliene era rimasta ancora e molta di più di quanto pensasse.
Infatti il dardo scoccato con forza e precisione lo aveva sì colpito al gamba, ma gli aveva attraversato quel lembo di pelle che sta fra le ossa della caviglia e il tendine d’Achille (che ovviamente i cinesi non chiamavano così).
Una zona tra ossa che potevano rompersi e tendini che potevano lacerarsi, ma magicamente la freccia attraversò la carne senza fare gravi danni.
Comunque faceva un male terribile.
Quando dopo qualche istante il dardo fu estratto e il nobile si riprese dallo shock, lo stupore di tutti fu enorme
Il dolore alla schiena e alla coscia era infatti magicamente e completamente sparito e il principe riuscì ad alzarsi da solo e a tornare la villaggio abbandonando addirittura la stampella (ma continuando  a zoppicare lievemente per via della ferita della freccia).

Questa, un po’ romanzata, è la leggenda che narra della scoperta del meccanismo dell’agopuntura.
Va detto che esistono molte versioni di questa storia, in alcune il principe non è afflitto da una sciatica ma da un mal di testa potente, in altre non viene colpito da una freccia ma da una lancia sottile.

La sostanza del racconto è comunque sempre la stessa.
I cinesi si resero conto, casualmente, che c’erano dei punti disseminati qua e là nel corpo che avevano un’azione riflessa su zone a loro distanti e che, se stimolati nel modo giusto, erano in grado di guarire determinate problematiche.
Compresero poi che oltre alla possibilità di pungere i punti, c’erano altre tecniche che funzionavano molto bene.
a tal proposito possiamo citare un’altra leggenda (ma questa ve la faccio breve per non annoiarvi troppo) che racconta che un giovane principe (a me piace pensare che sia lo stesso di prima) uscì  malconcio da una battaglia, con una profonda ferita ad un braccio, all’altezza del gomito.
La ferita nel giro di qualche tempo si era infettata e nessuno aveva nessuna idea di come guarirla.
Fu portato in una capanna, accanto al fuoco, mentre delirava in preda a una febbre molto alta.
Stavano già accatastando la legna per costruire la pira sulla quale bruciarne il cadavere quando, quella stessa notte, accadde qualcosa di impensabile.
Il fuoco che ardeva cominciò a scoppiettare e scagliò un grosso tizzone ardente proprio sulla ferita del principe.
Questi, ormai svenuto, non percepì il bruciore al braccio e il guaritore che stava vegliandolo si era appisolato proprio poco prima.
Così la brace bruciò la carne infetta cauterizzando la ferita e nel giro di qualche giorno il principe si rimise completamente.
Avevano scoperto quella tecnica che successivamente prese il nome di moxibustione (cioè di utilizzo del calore per stimolare i punti “energetici”).
Scoprirono quindi che i punti erano sensibili a diverse tecniche di stimolazione. Potevano essere punti, riscaldati, massaggiati, fatti sanguinare, e frizionati con particolari erbe mediche.

Cominciarono così una lunghissima sperimentazione empirica.
Sceglievano le zone su cui testare le loro tecniche spesso sulla base della sensazione più che su un qualche ragionamento, o sulla base del caso (come nelle leggende che abbiamo raccontato).
Era l’ascolto del loro corpo e delle sensazioni associate al loro problema a indicargli le zone su cui provare ad agire.
Vi auguro con tutto il cuore di non dover mai soffrire i dolori di una sciatica ma se per disgrazia vi dovesse capitare sono certo che, ascoltandovi attentamente, noterete un certo collegamento fra quel dolore e la zona posteriore della caviglia.
E’ una sensazione difficile da descrivere, una specie di formicolio, un friccicore  (a volte anche fastidioso).
Insomma ascoltavano il corpo, selezionavano delle zone che sentivano essere collegate al problema che avevano,  e poi cercavano agire su di esse e osservavano i cambiamenti che si producevano.
Non ci volle poi molto perché gli venisse in mente di riunire tutte queste sperimentazioni elaborando una teoria che spiegasse il perché di quegli avvenimenti, il motivo di quelle guarigioni.
Per prima cosa circoscrissero la loro azione su una serie di punti, una ventina circa, che riscontravano essere spesso associati a molti problemi differenti.
Come se fossero dei punti nevralgici a cui si potevano associare malattie o disturbi differenti.
Chiamarono questi punti “Gui”.
Il termine Gui, in lingua cinese antica significa più o meno Demone, spirito malvagio.
Va detto che la visione del mondo di molti popoli antichi, all’incirca nel 5000 A.C, era di carattere spiritistico, e i cinesi non facevano eccezione.
Le cose buone erano associate agli spiriti buoni, quelle malvagie ai demoni cattivi.
La loro idea per quanto riguardava l’aspetto medico era simile.
Erano convinti che questi Gui, questi demoni malvagi, penetrassero nel corpo in particolari punti (quelli indicati nell’immaginequi a fianco) e  stabilissero lì la loro tana, succhiando energie vitali al malcapitato e generando dolori e problemi.
Pungendo le loro dimore, bruciandole o massaggiandole con erbe particolari si costringeva il demone ad abbandonare il corpo e di conseguenza il malanno scompariva del tutto e la persona guariva.
Poi la loro capacità tecnica migliorò e cominciarono a sostituire le punte di freccia (o di lancia), che non erano molto comode da piantare qua e là nel corpo, con aghi sempre più sottili fatti prima di pietra e poi di metallo.
Smisero di spegnere tizzoni ardenti sul corpo e cominciarono a notare effetti interessanti anche solo se i punti venivano riscaldati.
Un’altra possiblità che sperimentarono era di ingerire particolari estratti di piante o di animali che dovevano avere lo scopo di avvelenare il demone dall’interno o di sostenere le energie buone del corpo che così avrebbero potuto più facilmente scacciare il demone malvagio.
Ci volle molto tempo perché questo sistema venisse sostituito dal meccanismo più razionale che sta oggi alla base della medicina tradizionale cinese (di cui parleremo la prossima volta), e oggi  nessun medico cinese ragiona in termini di spiriti buoni e cattivi, ma fra i testi che sono fra i cardini della Medicina Tradizionale Cinese sono ancora ben evidenti le radici di questo tipo di pensiero.
Ad esempio il Lingshu, al capitolo 8 recita:

“Per ogni puntura il metodo è, prima di tutto, non mancare il radicamento agli spiriti”.