Chi ha paura del lupo cattivo?

zeke-wolfNelle fiabe i lupi fanno sempre la parte dei cattivi. L’esempio più famoso è quello di cappuccetto rosso che viene ingannata dal lupo che prima si pappa sua nonna, poi lei, e siccome aveva ancora un certo languorino pure il contenuto del cestello che cappuccetto stava per l’appunto portando alla nonnina.
Golosi, i lupi.
Talmente golosi che non si accontentano di un solo porcellino, ma addirittura ne vogliono ben 3. E se di porcellini non se ne vedono, ma  ci sono dei capretti, allora deve mettersene nella pancia sette, il famelico lupastro,  per placare il suo voracissimo appetito.
Ma ci sono altre storie, delle altre fiabe diciamo, in cui i lupi svolgono tutta un’altra funzione. E’ il caso, ad esempio,  del racconto mitologico in cui i due piccoli Romolo e Remo vengono sfamati da una lupa che ancora oggi è simbolo della città di Roma, oppure del romanzo ”Il libro della Giungla” in cui il piccolo Mowgli viene salvato da i lupi e cresce con loro.
Ma allora questo lupo è buono e salvifico o distruttore e portatore di morte?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo addentrarci un pochino nel magico mondo dei simboli e capirne meglio il significato.
Perché anche il lupo, come tutti gli appartenenti al mondo delle fiabe e delle leggende, è un simbolo.
Riguardo ai simboli si fa spesso una certa confusione, siamo abituati a pensare, ad esempio, che esistano simboli buoni e simboli malvagi, che alcuni simboli siano santi ed altri demoniaci, insomma che ci siano simboli appartenenti al bene e simboli appartenenti al male.
Ma è davvero così?
No, in realtà i simboli alla loro origine non appartengono alle categorie di bene e di male, semplicemente perché le categorie di bene e male sono successive alla formazione del simbolo.
Ti faccio un esempio.
Che mi dici di questo simbolo?Immagine

La svastica è un simbolo che noi, oggi, tendiamo ad associare ai drammi del Nazismo, ai campi di concentramento, allo sterminio organizzato degli ebrei, degli zingari e di tutte quelle persone ritenute scomode dal potere Hitleriano.
Quindi quando vediamo una svastica abbiamo reazioni che vanno dall’allarmismo al disgusto. (So bene che esistono molte persone che appartengono oggi a movimenti neonazisti e che invece hanno un’idea diversa della svastica, ma di costoro oggi non mi occuperò)
Ma se andiamo alla ricerca dei significati profondi di quel simbolo, della svastica, scopriamo che è un simbolo che viene raffigurato dall’uomo fin dall’era neolitica, che è associato all’idea di ciclo e che lo ritroviamo anche sul cuore di molte statue raffiguranti il Budda.
Budda Nazisti?
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Ovviamente no, ma il simbolo della svastica è da sempre utilizzato come simbolo propiziatorio, ben augurante, in particolare ancora oggi dai buddisti perchè simboleggia la fine delle reincarnazioni. Gli indiani e i buddisti sono convinti che una persona alla sua morte si reincarni perché non ha ancora risolto tutte le sue “questioni” su questa terra e che quindi abbia bisogno di un’altra vita per porvi rimedio. Se invece una persona alla sua morte è “pura” allora smette di reincarnarsi e accede al Nirvana, cioè entra a far parte del divino. Il simbolo per questa liberazione è appunto la svastica.
E restando ancora un attimo nell’argomento nazismo, la svastica non è l’unica simbologia di cui Goebbels e compari si sono appropriati più o meno consciamente. Dai colori della bandiera nazista (nero bianco e rosso)  che sono gli stessi colori delle tre fasi del compimento dell’opera alchemica secondo la tradizione mediorientale (Nigredo-nero, albedo-bianco e Rubedo-rosso), fino ai particolari baffetti di Hitler che furono rubati a uno degli uomini più famosi del tempo cioè a Charlie Chaplin e al cuo celebre personaggio “Charlot”.
Ma la domanda rimane, la svastica oggi è un simbolo buono o un simbolo cattivo?
Come già accennato prima ai simboli gli importa molto poco di essere annoverati fra i buoni o fra i cattivi, semplicemente perché questa divisione dipende esclusivamente dalla cultura a cui stiamo facendo riferimento.
Per gli indiani è ancora un simbolo buono e propiziatorio, per noi europei è invece un simbolo associato al dramma dell’ultima guerra mondiale.
Ma il simbolo rimane in quello spazio in cui buono e cattivo non hanno senso. Il simbolo indica qualcosa, poi alcuni di noi reputano quel qualcosa malvagio e altri buono.
Ai simboli, delle nostre definizioni, non interessa nulla.
“Affari vostri” – direbbero.
Solitamente, nelle varie culture, i simboli che vengono definiti buoni son quelli associati al potere vigente, mentre i simboli dei poteri avversari diventano immediatamente simboli malvagi.
Ad esempio quando il cristianesimo si è imposto sulla cultura greca ha preso i simboli di quest’ultima e li ha riletti con una chiave negativa. Un esempio su tutti è l’immagine del diavolo che per i cristiani è praticamente quella figura che per i greci era il dio Pan (corna, zampe di capro, follia “panica” etc)
Prova ora a guardare quest’immagine.

ImmagineQuesto è il Bafometto (illustrato da Eliphas Lévi durante la metà dell800) ed è un simbolo molto più recente della svastica. Nella nostra cultura filo-cristiana  è associato al demonio, al diavolo e quindi annoverato fra le schiere del cattivi,dei demoni, anzi il re di tutti i demoni.
Povero Bafometto.
E’ indubbio che a guardarlo è veramente difficile farselo piacere questo Bafometto, perché è come se fosse l’insieme di tutte quelle qualità che la nostra cultura teme.
Notiamo infatti: il pentacolo sulla fronte (che noi associamo in qualche modo al demonio, al “satanismo”) il muso e le corna e le zampe da caprone, le ali da nero corvaccio, poi notiamo che è un ermafrodito (ha le fattezze mascoline ma i seni ben in evidenza) e che ha dei pericolosissimi serpenti che gli fuoriescono dai pantaloni, strane scritte sulle braccia e sta seduto sul mondo come a dominarlo e tutt’intorno a lui un cielo in cui ci sono solo delle lune (di cui una addirittura nera) e nessun sole. Sembra proprio un simbolo creato apposta per essere spaventoso.
Eppure, se abbiamo la pazienza di non farci dominare dall’emotività che immediatamente ci scatena, e perdiamo qualche minuto nell’osservarlo bene e nel cercare di coglierne il significato più profondo, scopriamo che il povero Bafometto non è poi un gran cattivone, anzi.
Prima di tutto osserviamone la posizione. Sta seduto a gambe incrociate e ha una mano che punta in alto e una che punta in basso. Questa postura non è una sua esclusiva, troviamo molte altre raffigurazioni nel mondo di questa gestualità: è il caso di Shiva o del Budda (è strano come sempre in india si vada a finire).

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Questa particolare posizione sta ad indicare che egli è il collegamento fra i due opposti, fra il cielo immateriale (che indica con la mano destra) e la terra materiale (che indica con la mano sinistra). E a ben vedere tutta l’immagine è un tentativo di indicarci l’idea di unione fra gli opposti. Ad esempio le scritte sulle sue braccia sono alla sua destra “solve” e dall’altra “coagula” che richiamano immediatamente alle pratiche alchemiche e che significano dissolvere e coagulare, ancora una volta due opposti. E il fatto che sia contemporaneamente un uomo e una donna e allo stesso tempo un essere umano e un animale non è forse l’indicazione dell’unione perfetta fra gli opposti? Così come i due serpenti (uno bianco e uno nero) che si avvinghiano e arrivano insieme a contatto con la piccola sfera all’altezza del suo addome, non sono anche loro simboli di equilibrio fra due forze contrapposte? Ma lo stesso concetto di unità degli opposti ce lo stanno indicando le due lune (una chiara e una scura), ed il buio ai suoi piedi opposto alla luce che emana dalla torcia che è conficcata sulla sua fronte. Insomma questo Bafometto sembra proprio essere l’immagine dell’unione simbolica fra gli opposti.
E quando gli opposti da due (luce-buio, uomo-animale, maschio-femmina, solve-coagula …) diventano i 5 elementi (aria, acqua, terra, fuoco e spirito) allora ecco che il simbolo del perfetto equilibrio fra loro è rappresentato dal pentacolo che ha sulla fronte.
A ben vedere questo Bafometto, come simbologia, somiglia molto ad un simbolo orientale molto conosciuto che i cinesi chiamano Tai Ji.

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anche il Tai Ji è un simbolo di equilibrio tra forze opposte, che sono riunite nella stessa immagine.
Ed è curioso che quando i due poli complementari, lo yin e lo yang, si trasformano nelle cinque fasi di trasformazione cinesi (legno, fuoco, terra, metallo ed acqua) anche i cinesi, per indicarne l’equilibrio usano la stella a 5 punte.

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Di certo a livello simbolico io preferisco l’immagine più neutra e rilassante del Tai ji, ma so perfettamente che questo deriva dal fatto che l’immagine del Bafometto è molto più forte, perchè raduna insieme diversi simboli. (Il pentacolo, le corna, l’ermafrodito, l’oscurità, il fuoco, etc)
Quindi mentre il Tai Ji è un simbolo di equilibrio tra le forze ma è espresso da un punto di vista geometrico (e la geometria non ci spaventa affatto) il Bafometto dice la stessa cosa, ma lo fa in maniera più potente. Invece che suggerire un concetto (come fa il Tai ji) te lo sbatte in faccia nel modo più potente che conosce.

Pensare al bene e al male come fusi insieme è una cosa che non ci piace poi così tanto, o per meglio dire non piace alla nostra mente razionale.
Perché la nostra mente razionale funziona per catalogazione: da una parte il bene, e dall’altra il male.
Ma se questa divisione non è possibile (perché bene e male li stiamo considerando fusi insieme) allora la nostra povera mente razionale comincia a infastidirsi.
Eppure, in realtà la differenza fra bene e male non esiste, o se esiste, esiste appunto solo per la mente razionale. Tutte le altre parti di te non considerano questa differenza. Tutte le altre parti di te sanno perfettamente che è inutile definire il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato, il santo e il demoniaco, perché questi concetti non sono fermi e fissi, ma costantemente mutevoli.
Lo sa bene anche il contadino saggio di questa storiella taoista:

Ad un contadino era fuggito il proprio cavallo e la sera stessa i suoi vicini si erano riuniti per commiserarlo per ciò che era considerata una malasorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo il cavallo ritornò ma portando con sè sei cavalli selvaggi ed i vicini arrivarono acclamando una simile buona sorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo suo figlio cercò di sellare uno dei cavalli selvaggi ma fu disarcionato e si ruppe una gamba. Ancora i vicini vennero ad offrire la loro partecipazione affettuosa alla malasorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo gli ufficiali incaricati della coscrizione vennero al villaggio per scegliere i giovani da mandare sotto le armi ma a causa della gamba rotta il figlio del contadino non venne preso.
Quando i vicini vennero per esprimere quanto fortunatamente fossero andate le cose egli disse ancora “Può darsi”.

Questa storiella illustra molto bene come quello che ci appare oggi una sfortuna possa essere la fortuna di domani e al contrario come le fortune di oggi possano essere le disgrazie di domani. Dunque ha senso, si chiedono i taoisti, dividere le cose che ci capitano in “fortune” e “sfortune”? e per estensione si chiedono: ha senso dividere il mondo in buono o malvagio?
E allora noi ci domandiamo: ha senso dire che quel determinato simbolo è buono o cattivo?
Ha senso chiedersi se il lupo è malvagio o salvifico?
O semplicemente il lupo è il lupo e diventa buono se ti sfama o malvagio se ti mangia?
E ancora: ha senso organizzare la nostra vita sulla base del giusto e dell’ingiusto? Del santo e del demoniaco? del vero e del falso?
O forse, invece che soltanto separare (solve) non è forse meglio cominciare anche ad unire (coagula)?

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