I Chakra, l’arcobaleno e Sir Jsaac Newton.

Sir_Isaac_Newton_by_Sir_Godfrey_Kneller,_BtFin da quando sono bambino mi ha sempre affascinato il formarsi dell’arcobaleno nel cielo. Per occhi curiosi quella è pura magia, roba  meglio di  Harry Potter a Hogwarts e de Lo Hobbit con tutta la sua Terra di Mezzo. Ma non c’è bisogno di scomodare il fantasy moderno per trovare miriadi di storie o leggende su questo strano fenomeno. Ad esempio per gli irlandesi gli arcobaleni segnalano, nel punto in cui “toccano” la terra, l’ubicazione della ricchissima pignatta del Leprechauno (una sorta di folletto) mentre per i greci antichi l’arcobaleno è un sentiero tracciato dalla dea Iris e che mette in comunicazione la terra dei mortali con il cielo degli immortali; dello stesso parere sono i popoli nordici per cui l’arcobaleno è il“Ponte di Bifröst” che rende temporaneamente possibile il passaggio dal regno dei vivi detto Miðgarðr, a quello delle divinità detto Ásgarðr. Insomma l’arcobaleno è una meraviglia che ha affascinato gli uomini da tempo immemore. Per la scienza moderna l’arcobaleno è un fenomeno che avviene quando le goccioline d’acqua, talmente leggere da rimanere in sospensione nell’aria, vengono attraversate dai raggi di luce. I raggi passando attraverso le gocce si scompongono colorando il cielo dei famosi 7 colori. Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Sono gli stessi colori che nel 1700, Ser Isaac Newton osservò nel suo laboratorio quando decise di far passare un piccolo raggio di luce all’interno di un prisma di vetro. Il prisma si comporta esattamente come le goccioline in sospensione dell’aria, divide la luce e ci mostra quello che definiamo lo “spettro”. Va detto che la luce del sole non è fatta esclusivamente di 7 colori, in realtà sarebbero molti di più. Il motivo per cui noi ne vediamo pochi è che il nostro occhio riesce a captare solo una parte di quello spettro, cioè quella compresa nell’intervallo che va appunto dal rosso al violetto. Non vediamo per niente invece le frequenze più alte del viola (gli ultravioletti) e di quelle più basse del rosso (gli infrarossi). Ma al di là di questo inconveniente percettivo la cosa su cui vorrei tu posassi l’attenzione ora è che una manciata di millenni fa, in India, c’era qualcuno che era avantissimo negli studi sulla luce. Infatti ritroviamo i famosi 7 colori elencati in ordine perfetto quando andiamo a vedere quali sono le associazioni fra i colori e i chakra indiani. Rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Sono identici, nel medesimo ordine. Ma non è l’ordine esattamente uguale a stupire più di tanto (quello potrebbero proprio averlo preso dall’arcobaleno stesso), a farci sobbalzare dalla sedia è l’idea che la teoria alla base sia la stessa.
Mi spiego. La teoria dello spettro della luce associa i diversi colori a diverse frequenze di vibrazione. Cioè le parti dell’onda della luce che  vibrano  a velocità elevate si avvicinano sempre più al colore violetto mentre quelle più lente danno vita ai colori più vicini al rosso. Se ti interessa la tabella è la seguente:

frequenza spettro

Basta sostituire il termine “raggio di luce” con il termine “coscienza”e ci si accorge come questa teoria sia speculare a quella dei chakra. Nella filosofia indiana infatti i chakra sono il risultato della scomposizione della nostra coscienza. Si va dalle frequenze del primo chakra che sono associate agli istinti di sopravvivenza (associati al rosso), e si arriva fino alla conoscenza dell’assoluto (associata la violetto) passando per la sessualità (arancione), la lotta per il potere (giallo), i sentimenti (verde), la comunicazione (azzurro), l’intelletto (indaco). Una bella scomposizione dei principali aspetti della nostra coscienza trattata come un raggio di luce.
Proposta in questo modo, la teoria ci spinge a ragionare come se fossimo di fronte a un cammino a tappe che parte dagli aspetti più grossolani del primo chakra, a quelli più sopraffini del settimo. Sono molte le teorie che propongono una “evoluzione spirituale” sulla base dei chakra. Dicono che l’energia kundalini si risveglia dal basso ventre e sale lungo la colonna vertebrale “illuminado” ogni chakra e facendo evolvere l’uomo dal “cacca, mamma, nanna, pappa” fino a vette immense di spiritualità.
Come dicevamo sembra un percorso a tappe, tappa uno, tappa due etc…
Il problema è che, secondo me, questo punto di vista non ha senso!
Perchè quello che  si dimentica  è la genesi della teoria stessa, la visione di insieme.
Se i chakra sono il risultato della scomposizione della mia coscienza, allora significa che tutte quelle “tappe” tutti quei chakra sono già attivi in me, sono già presenti  e forse ha poco senso cercare di raggiungerlli.
Non sono cose da conquistare, le possiedi già, semplicemente perchè sono il frutto della tua scomposizione!
E come può ciò che è presente  nella parte non esserlo nel tutto?

Forse potrebbe essere utile dire che il concetto di “evoluzione spirituale” è insensato poichè nessun raggio di sole può essere più o meno di quello che è.
Non esiste evoluzione di te stesso, tu sei già quello che sei! Questa volontà di porsi un obiettivo (l’illuminazione, l’apertura dell’ultimo chakra ad esempio) è semplicemente un giochino che fa la mente per tenersi impegnata, per bighellonare, ma  non credere di  arrivare a te stesso conquistandoti! La visione che ti vorrei proporre  invece non considera la spiritualità come il tentativo di raggiungere un obiettivo, ma come l’atteggiamento di colui che si deve abbandonare a se stesso. Tu non devi conoscere con precisione ogni tua parte,  sono infinite e infinitamente grandi,  non ci riusciresti mai! Tu devi smettere proprio di cercare di conoscerti. Devi accettare che lo sforzo che stai facendo per conoscerti è proprio il vincolo che ti impedisce di conoscerti. Lo sforzo concentra le energie e non è lo strumento adatto ad allargare le percezioni. Stai cercando un elefante con la lente di ingrandimento e ti lamenti perchè vedi solo della specie  di pelle spessa e grigia! Cambia strumento: lo sforzo minuzioso di conoscerti è un pacco colossale!  La conoscenza di te  è l’abbandono a te, e non prevede sforzo,anzi è proprio nell’assenza di sforzo che si raggiunge questa sensazione .  Sforzarsi significa darsi una direzione, cioè modificarsi, ma in questa condizione l’unica cosa che ascolterai di te stesso sarà la forma che ti sei dato. Invece degli sforzi bisogna mettere in campo il coraggio, il coraggio di abbandonarsi a ciò che non conosci. Non cercare di conquistare ciò che hai già, semplicemente trova il coraggio di guardarlo. Quella è  la chiave e non la volontà. Non è attraverso uno sforzo di volontà che vedrai il raggio di luce che sei, ma se ti capiterà di comprendere qualcosa di te sarà perchè avrai avuto il coraggio di guardarlo. Il resto sono baggianate. chakra luce

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