Darwin e la passera scopaiola.

A me il Darwinismo, l’evoluzione e il meccanismo di selezione della specie, non mi ha mai convinto fino in fondo.darwin
Cioè, finché diciamo che il fatto di vivere al freddo ha “selezionato” gli esemplari di foca che accumulavano più grasso (e quindi stavano più al caldo) rispetto a quelli magri (che sono morti di freddo), mi può andare piuttosto bene, ma ci sono altre cose che non si spiegano. Com’è che i mammiferi hanno tutti, ripeto tutti, 4 zampe?
Pensaci. E’ una cosa sconvolgente!
Com’è che in migliaia di anni di mutazioni casuali non è mai capitato che sopravvivesse meglio un cane a 6 zampe? (a parte quello del simbolo dell’ENI). E com’è che gli insetti ne hanno tutti 6? Com’è che non è mai successo che sopravvivesse meglio un ragno (aracnide) con 6 zampe invece delle consuete 8?
C’è qualcosa che non torna.
Ma se Darwin lo mettiamo in discussione dobbiamo pensare allora che sia stata una “mente superiore”, un Dio, ad aver plasmato gli esseri viventi?
Ecco, il problema è sempre lo stesso, se ti dichiari Darwin-scettico, allora ti bollano subito come creazionista.
Premetto che non so se Dio c’è (e sfido chiunque ad affermare oggettivamente che esista o che non esista), ma ammesso che ci sia, io non posso convincermi del fatto che tutte le miriadi di specie differenti siano state create da Lui, una per una, plasmandole dall’argilla. Capisco aver fiducia nel Creatore, ma non possiamo obbligarlo a un lavoro così sfiancante. Solo gli insetti sono 900.000 specie diverse. 900.000 è un numero spaventoso. Poi ci sono le piante (circa 370.000) , 4.500 sono le specie di mammiferi, 8.700 quelle di uccelli, 6.300 i rettili, 3.000 gli anfibi, 23.000 i pesci, e infine, proprio per non farci mancare niente, ci sono le 500.000 specie che conosciamo ma non cataloghiamo in categorie perché sono troppo strane. in tutto circa 2.000.000 di differenti animali e piante (e non abbiamo contato batteri e virus).
E’ un numero fantasmagorico, ed è solo la conta degli esemplari che abbiamo rinvenuto e catalogato. Chissà quante altre ci sono sfuggite!
E ci stiamo riferendo al solo pianeta terra. Immaginando un “Dio dell’universo” il numero cresce esponenzialmente.
Vogliamo pensare che Dio abbia passato eoni a plasmare con le sue mani sante ogni zampettino del millepiedi? e mica una volta sola, sono infatti 10.000 le specie diverse di millepiedi! Dobbiamo volergli proprio male a sto Dio per pensare di costringerlo ad un lavoro così noioso.
Ma volevo parlare di Darwin, e soprattutto della passera scopaiola.
Andiamo con ordine.
La teoria Darwiniana, dicevamo, non mi piace granché. Non dico che sia falsa, però un pochino mi puzza e non solo riguardo al numero delle zampe degli animali. Solitamente quando si studia questa teoria ci vengono abilmente proposti degli esempi per convincerci che è vera. Ci raccontano, ad esempio, la storia delle farfalle nere di Londra. Praticamente a Londra, prima della rivoluzione industriale, vivevamo quasi esclusivamente farfalle bianche e solo raramente ne nasceva qualcuna scura che però faceva subito una brutta fine. Infatti le farfalle chiare si mimetizzavano molto bene con le bianche mura delle case londinesi sulle quali erano solite posarsi, mentre per quelle scure era un attimo farsi mangiare da un passero o da un tordo che passavano di li per caso. Il loro colore le rendeva troppo evidenti. Ma con il boom industriale Londrà si riempì di ciminiere che sputazzavano fuori enormi quantità di fumacci scuri e fuliggine. Nel giro di pochi anni la città divenne grigia (il famoso grigio di Londra) e la condizione delle farfalle si ribaltò: ora erano quelle scure a riuscire a mimetizzarsi meglio e sfuggire all’ingordigia dei volatili, mentre per le bianche fu una strage. Questo esempio viene riportato per supportare la teoria secondo cui sopravvive la specie che è più adatta all’ambiente in cui vive. I mutamenti avvengono per caso e diventano dominanti solo quando l’ambiente diventa loro più favorevole. Un’altro esempio classico è il collo delle giraffe. Le giraffe che per caso nascevano col collo più lungo potevano mangiare anche quelle foglie che stavano troppo in alto per le giraffe dal collo normale. Mangiando di più erano più forti e facevano più figli e piano piano gli altri esemplari dal collo corto si estinsero e rimasero solo quelle a collo lungo. Sono esempi potenti, convincenti, e un po’ tutti siamo persuasi che il buon vecchio Charles, in fondo, possa avere ragione.
Poi leggi della passera scopaiola e il Darwin vacilla.
passerascopaiolaLa passera scopaiola, è un uccello della famiglia delle Prunellidae che è solita accoppiarsi con più maschi nel giro di poco tempo, da qui (credo) il divertentissimo nome. I maschi di quella specie, (gli scopaioli?) fanno una cosa che è al contempo disgustosa ma geniale. Siccome l’agomento si fa difficile cito il linguaggio tecnico di Wikipedia per urtarvi il meno possibile:

Particolare importante del comportamento è quello che effettua il maschio che, prima dell’accoppiamento, colpisce in maniera delicata e ripetuta, con il proprio becco, la zona esterna dell’organo sessuale femminile. Ciò fa sì che, se la femmina si è da poco accoppiata con un altro maschio, essa estrometta il seme appena ricevuto cosicché l’attore ultimo possa sostituirvi il suo.

Ora capirete di essere di fronte ad un miracolo di genialità! E’ una delle poche specie in cui chi feconda è l’ultimo arrivato, con buona pace di tutte le teorie sui maschi alpha. Ma c’è un importante interrogativo che dobbiamo porci: come diavolo avrà fatto a capire che doveva fare così? Potremo semplificare e dire che  è l'”istinto” a guidare i suoi movimenti ma, riflettiamoci, da dove deriva questo istinto? Gli altri animali, anche quelli di specie simili, non manifestano questo comportamento quindi se lo devono essere “inventati” per conto loro. Oltretutto l’istinto è una risposta immediata ad uno stimolo (vedo una foresta che brucia -> istintivamente corro dalla parte opposta) mentre qui siamo di fronte a un ragionamento complesso. Oppure, seguendo la teoria Darwiniana, potremo dire che è stato “il caso”.
Lo scienziato, infatti, ci farebbe subito notare che lo scopaiolo che compie quella pratica ha enormi possibilità in più di riuscire a fecondare la femmina, e quindi, alla lunga, può essere probabile che la selezione naturale abbia lasciato in vita solo le discendenze di quei maschi che, seppur inconsciamente, picchiettano sempre e solo in quel dato punto. Ma aspettate un attimo, secondo voi, io posso continuare a guardarmi allo specchio dopo essermi bevuto sta vaccata? Cioè io dovrei immaginare millenni in cui gli scopaioli becchettavano tutto il giorno A CASO le povere scopaiole senza motivo? E picchietta oggi sulla testa, domani sulle ali, la settimana dopo sulle zampette o sulla coda, ad un tratto, CASUALMENTE, qualcuno si accorge che se picchietta “li” succede una cosa strana, e sempre per CASO decide di accoppiarsi con la femmina (che oltretutto a furia di picchiettate, sai che mal di testa!?) e alla fine, dopo generazioni, rimangono solo quelli che, senza conoscerne il motivo, hanno capito, CASUALMENTE, l’importanza dei preliminari?
Nossignori! Non regge. Per cercare una spiegazione plausibile dobbiamo ipotizzare che gli scopaioli abbiano compreso, tempo addietro, il meccanismo accoppiamento->seme->prole. Cioè abbiano smesso di pensare che i pulcini li portava la cicogna (che per un volatile è cosa facilmente verificabile) o che si trovano nei nidi sotto i cavoli.
Ora, a noi pare scontato sapere come nascono i bambini, ma è probabile che la nostra specie abbia trascorso millenni completamente all’ oscuro di questo meccanismo. Le donne e gli uomini facevano l’amore ma la gravidanza si “mostrava” qualche mese dopo, mica subito. Ci sarà voluto un po’, capirete, a collegare causa ed effetto. Forse è per questa ragione che le prime società umane, basate sul culto della fertilità, conferivano un ruolo fondamentale alle donne: loro erano le Grandi Madri di tutto il villaggio. Erano quelle talmente in contatto con le forze naturali che “magicamente” potevano addirittura creare la vita! (e se ci pensiamo bene, fortunatamente, è ancora così) Poi col tempo, forse, si è capito il “meccanismo” e allora è diventato importante per gli uomini trasmettere la propria discendenza e questo ha segregato le donne, nelle società meno evolute, a ruolo di mezzi attraverso il quale l’uomo si riproduce. Potrebbe essere una spiegazione della nascita, ahimé, della società patriarcale? Non so se sia andata così, è un’ipotesi, ma di certo il meccanismo di concepimento e nascita non è una cosa che i nostri antenati sapevano dall’inizio, lo hanno dovuto scoprire. E va detto (con un po’ di arroganza) che noi siamo i Sapiens! Ma non dovevamo essere quelli che capiscono di più?! Quelli che ce l’hanno più grosso (il cervello)? Quelli in grado di comprendere il mondo?! Com’è che per noi è stato complesso, mentre per le specie che Darwin definirebbe “meno evolute” è una cosa così ovvia al punto da elaborare addirittura una strategia di sostituzione del seme? Quale cambiamento di ambiente ha portato i maschi di quella specie a comportarsi in quel modo? Ci deve essere qualche altro motivo (oltre il caso), caro il mio studioso inglese.

A me non mi freghi, e neppure agli scopaioli.

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