Frecce, demoni e le sfighe di un giovane principe.

La nascita dell’agopuntura
–parte prima-

C’era una volta, in una landa sperduta dell’attuale Cina, un giovane nobile che durante una battuta di caccia, inseguendo un cervo o un coniglio, si accasciò improvvisamente a terra vittima di dolori spasmodici.
Lanciò un grido lancinante e in un lampo i suoi compagni furono su di lui molto preoccupati.
Lo aiutarono ad alzarsi, e si sincerarono delle sue condizioni.
Il principe accusava un forte dolore che dalla schiena correva fino alla coscia (attraversando il gluteo) e gli impediva di camminare se non zoppicando faticosamente.
Noi, oggi, diremo che era vittima di una banale sciatalgia, ma immaginate cosa dovevano aver pensato i suoi compagni di caccia, di fronte a un dolore improvviso, acuto e così debilitante.
Uno spirito malvagio aveva colpito il principe?
Una strega gli aveva scagliato una maledizione?
O improvvisamente qualche meccanismo interno del corpo si era inceppato?
Impossibile dirlo in quelle circostanze, bisognava immediatamente portarlo da un guaritore.
Si mossero subito, e imboccarono la via del ritorno al loro villaggio ma non prima di aver costruito una rudimentale stampella per aiutare il loro compagno.
Dopo qualche tempo però, il gruppo arrivò a una piccola radura dove fu assalito da un branco di lupi affamati e dovette combattere per portare a casa la vita.
La loro reazione fu immediata, erano tutti abili cacciatori e combattenti e si scagliarono senza paura contro le bestie feroci. Nel giro di poco tempo menarono così tanti colpi a segno che costrinsero il branco di lupi a fuggire terrorizzato nel più profondo del bosco e nella piccola radura ridiscese immediatamente  il silenzio.
Erano ancora tutti affannati ed esaltati dallo scontro che non si curavano dei graffi e dei morsi che avevano ricevuto (a dire il vero nessuno di loro era stato ferito gravemente) quando ad un tratto, il cugino del principe, fu attirato da un rumore proveniente dai cespugli vicini.
Pensando che qualche lupo si fosse nascosto e stesse per aggredirli di sorpresa, incoccò una freccia nel suo arco e la scagliò potente fra gli arbusti.
Il risultato fu un grido lancinante. Di nuovo.
Ma non un latrato di lupo o di qualche altra bestia, era il grido di un uomo e aveva una voce conosciuta.
Nel marasma dello scontro, infatti, nessuno si era accorto che il giovane principe acciaccato,  che in quelle condizioni sarebbe  stato sicuramente più di intralcio che d’utilità, aveva pensato bene di nascondersi fra dei cespugli vicini  attendendo la fine dello scontro.
Ancora una volta tutti si precipitarono al suo fianco mentre il principe, contorcendosi per il dolore, ebbe la netta sensazione che quello non doveva essere di certo il suo giorno fortunato.
E invece, come scopriremo, di fortuna gliene era rimasta ancora e molta di più di quanto pensasse.
Infatti il dardo scoccato con forza e precisione lo aveva sì colpito al gamba, ma gli aveva attraversato quel lembo di pelle che sta fra le ossa della caviglia e il tendine d’Achille (che ovviamente i cinesi non chiamavano così).
Una zona tra ossa che potevano rompersi e tendini che potevano lacerarsi, ma magicamente la freccia attraversò la carne senza fare gravi danni.
Comunque faceva un male terribile.
Quando dopo qualche istante il dardo fu estratto e il nobile si riprese dallo shock, lo stupore di tutti fu enorme
Il dolore alla schiena e alla coscia era infatti magicamente e completamente sparito e il principe riuscì ad alzarsi da solo e a tornare la villaggio abbandonando addirittura la stampella (ma continuando  a zoppicare lievemente per via della ferita della freccia).

Questa, un po’ romanzata, è la leggenda che narra della scoperta del meccanismo dell’agopuntura.
Va detto che esistono molte versioni di questa storia, in alcune il principe non è afflitto da una sciatica ma da un mal di testa potente, in altre non viene colpito da una freccia ma da una lancia sottile.

La sostanza del racconto è comunque sempre la stessa.
I cinesi si resero conto, casualmente, che c’erano dei punti disseminati qua e là nel corpo che avevano un’azione riflessa su zone a loro distanti e che, se stimolati nel modo giusto, erano in grado di guarire determinate problematiche.
Compresero poi che oltre alla possibilità di pungere i punti, c’erano altre tecniche che funzionavano molto bene.
a tal proposito possiamo citare un’altra leggenda (ma questa ve la faccio breve per non annoiarvi troppo) che racconta che un giovane principe (a me piace pensare che sia lo stesso di prima) uscì  malconcio da una battaglia, con una profonda ferita ad un braccio, all’altezza del gomito.
La ferita nel giro di qualche tempo si era infettata e nessuno aveva nessuna idea di come guarirla.
Fu portato in una capanna, accanto al fuoco, mentre delirava in preda a una febbre molto alta.
Stavano già accatastando la legna per costruire la pira sulla quale bruciarne il cadavere quando, quella stessa notte, accadde qualcosa di impensabile.
Il fuoco che ardeva cominciò a scoppiettare e scagliò un grosso tizzone ardente proprio sulla ferita del principe.
Questi, ormai svenuto, non percepì il bruciore al braccio e il guaritore che stava vegliandolo si era appisolato proprio poco prima.
Così la brace bruciò la carne infetta cauterizzando la ferita e nel giro di qualche giorno il principe si rimise completamente.
Avevano scoperto quella tecnica che successivamente prese il nome di moxibustione (cioè di utilizzo del calore per stimolare i punti “energetici”).
Scoprirono quindi che i punti erano sensibili a diverse tecniche di stimolazione. Potevano essere punti, riscaldati, massaggiati, fatti sanguinare, e frizionati con particolari erbe mediche.

Cominciarono così una lunghissima sperimentazione empirica.
Sceglievano le zone su cui testare le loro tecniche spesso sulla base della sensazione più che su un qualche ragionamento, o sulla base del caso (come nelle leggende che abbiamo raccontato).
Era l’ascolto del loro corpo e delle sensazioni associate al loro problema a indicargli le zone su cui provare ad agire.
Vi auguro con tutto il cuore di non dover mai soffrire i dolori di una sciatica ma se per disgrazia vi dovesse capitare sono certo che, ascoltandovi attentamente, noterete un certo collegamento fra quel dolore e la zona posteriore della caviglia.
E’ una sensazione difficile da descrivere, una specie di formicolio, un friccicore  (a volte anche fastidioso).
Insomma ascoltavano il corpo, selezionavano delle zone che sentivano essere collegate al problema che avevano,  e poi cercavano agire su di esse e osservavano i cambiamenti che si producevano.
Non ci volle poi molto perché gli venisse in mente di riunire tutte queste sperimentazioni elaborando una teoria che spiegasse il perché di quegli avvenimenti, il motivo di quelle guarigioni.
Per prima cosa circoscrissero la loro azione su una serie di punti, una ventina circa, che riscontravano essere spesso associati a molti problemi differenti.
Come se fossero dei punti nevralgici a cui si potevano associare malattie o disturbi differenti.
Chiamarono questi punti “Gui”.
Il termine Gui, in lingua cinese antica significa più o meno Demone, spirito malvagio.
Va detto che la visione del mondo di molti popoli antichi, all’incirca nel 5000 A.C, era di carattere spiritistico, e i cinesi non facevano eccezione.
Le cose buone erano associate agli spiriti buoni, quelle malvagie ai demoni cattivi.
La loro idea per quanto riguardava l’aspetto medico era simile.
Erano convinti che questi Gui, questi demoni malvagi, penetrassero nel corpo in particolari punti (quelli indicati nell’immaginequi a fianco) e  stabilissero lì la loro tana, succhiando energie vitali al malcapitato e generando dolori e problemi.
Pungendo le loro dimore, bruciandole o massaggiandole con erbe particolari si costringeva il demone ad abbandonare il corpo e di conseguenza il malanno scompariva del tutto e la persona guariva.
Poi la loro capacità tecnica migliorò e cominciarono a sostituire le punte di freccia (o di lancia), che non erano molto comode da piantare qua e là nel corpo, con aghi sempre più sottili fatti prima di pietra e poi di metallo.
Smisero di spegnere tizzoni ardenti sul corpo e cominciarono a notare effetti interessanti anche solo se i punti venivano riscaldati.
Un’altra possiblità che sperimentarono era di ingerire particolari estratti di piante o di animali che dovevano avere lo scopo di avvelenare il demone dall’interno o di sostenere le energie buone del corpo che così avrebbero potuto più facilmente scacciare il demone malvagio.
Ci volle molto tempo perché questo sistema venisse sostituito dal meccanismo più razionale che sta oggi alla base della medicina tradizionale cinese (di cui parleremo la prossima volta), e oggi  nessun medico cinese ragiona in termini di spiriti buoni e cattivi, ma fra i testi che sono fra i cardini della Medicina Tradizionale Cinese sono ancora ben evidenti le radici di questo tipo di pensiero.
Ad esempio il Lingshu, al capitolo 8 recita:

“Per ogni puntura il metodo è, prima di tutto, non mancare il radicamento agli spiriti”.

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