Il singhiozzo, il cucchiaino e il metodo scientifico.

Non ci volevo credere quando il mio amico Riccardo me l’ha consigliato.
“Mia nonna” -mi ha detto- “quando avevo il singhiozzo, mi appoggiava il retro del manico di un cucchiamo di metallo in un punto più o meno fra le sopracciglia, lo teneva un po’ premuto e mi diceva di bere un bel bicchier d’acqua. Funziona!”
Bisogna ammettere che come rimedio pare proprio strano. Se i metodi classici per far passare il singhiozzo (tipo bere 7 sorsi d’acqua tenendo il respiro, oppure solo tenere il respiro per almeno 15 secondi, ingerire un cucchiaino di zucchero, o di limone, o il classico spavento) possono apparire sensati anche da un punto di vista meccanico, quella del cucchiaino è una cosa che difficilmente si riesce a credere vera se non si prova.
E la cosa strana è che se si prova funziona!
Sono passati alcuni anni da quando mi ha regalato questo rimedio e devo dire che ha sempre funzionato al primo colpo, su di me, e sulle persone a cui l’ho fatto provare. E’ incredibile.
Ma perché funziona?
Io non ne ho la più pallida idea.
Secondo la spiegazione medica moderna il singhiozzo è una rapida contrazione del muscolo diaframma dovuta, sembra, all’irritazione del nervo Frenico. In pratica se ad esempio beviamo qualcosa di molto freddo (ma le cause possono essere molteplici)  il nervo si arrabbia e fa contrarre ritmicamente il diaframma (che è il principale muscolo respiratorio).
Nel diaframma ci passa l’esofago che viene spremuto dalla contrazione del muscolo e, come riflesso, fa chiudere la glottide provocando l’inconfondibile suono “hic”
Da qui si può capire perché molti rimedi funzionino: trattenere il respiro significa costringere il diaframma a non muoversi (essendo, come detto, un muscolo respiratorio), bere i sorsi d’acqua potrebbe funzionare perché obbliga il processo a fermarsi per un po’ (perché si deglutisce), e il limone, a detta di alcuni,  obbligando la persona a non respirare mentre fa tutte quelle smorfie dovute all’eccessiva acidità del succo (giuro) avrebbe effetti simili a quelli del trattenere il respiro.
In effetti, per quanto possa sembrare bizzarra come spiegazione,  è difficile respirare mentre si fanno le smorfie per aver mangiato qualcosa di troppo acido.
Provare per credere.
Quindi mi ero sempre dato una qualche spiegazione “pseudo-scientifica” del perché funzionassero tutti i vari rimedi popolari (a parte quella del limone la cui spiegazione è un po’ tirata per i capelli), ma il cucchiaino? Perché funziona, e così bene, il rimedio del cucchiaino?
Ho chiesto a diversi medici se ci fosse una spiegazione e la maggior parte di loro mi ha risposto, dopo una risatina, scrollando le spalle; alcuni più curiosi mi hanno detto che comunque il rimedio prevede che tu beva il bicchiere d’acqua e forse funziona per quello.
Allora ho fatto qualche prova su me e su alcuni amici e l’acqua bevuta da sola ha un effetto molto minore (spesso ci vogliono più bicchieri, e spesso non bastano), mentre col cucchiaino fra le sopracciglia il risultato arriva di certo e al primo colpo.
Non so se sia il fatto di premere quella zona, o perché il metallo è un ottimo conduttore, sta di fatto che con i cucchiaini di plastica non funziona bene e neppure premendo la zona con il dito.
Ci vuole un cucchiaino di metallo.
A questo punto sono rimasto perplesso.
Non c’è nessun collegamento apparente fra la zona in mezzo alle sopracciglia e il singhiozzo, eppure il metodo funziona.
Siamo abituati a pensare che se una cosa funziona allora ci deve essere un motivo, una qualche spiegazione.
Di certo sarà così anche per il rimedio del cucchiaino, ma qui la risposta sembra essere difficile da formulare.
Il nostro modello di conoscenza, fondato sul metodo scientifico, non ha ancora formulato una valida spiegazione per spiegare questo fenomeno. Magari altri modelli potrebbero darci una risposta.
Ad esempio nel modello cinese, che conosco abbastanza bene, fra le sopracciglia è situato un punto di agopuntura che ha a che fare con l’invasione del freddo nel corpo. Si usa, generalmente, in casi di tosse, febbre, mal di gola, naso che cola, dovuti a una esagerata esposizione al freddo.
Secondo la visione “energetica” cinese, quindi, quel punto è collegato in qualche modo al freddo, ma va anche detto che bazzicando da qualche anno i testi di medicina cinese non mi è mai capitato di trovarvi il rimedio del cucchiaino o nulla che potrebbe in qualche modo essere associabile.
Però rimane il fatto che gli antichi “scienziati” cinesi e i “la cultura popolare italiana” hanno stabilito un certo collegamento fra quella zona e il freddo.
Pensandoci bene, lo spazio fra le sopracciglia è lo stesso che duole molto quando, ad esempio, mangiamo troppo velocemente un gelato o beviamo una bevanda molto fredda. Si genera un  dolore che può essere lieve o forte (a seconda del freddo della cosa ingerita) e  normalmente svanisce in pochi secondi.
Forse il rimedio popolare deriva proprio da questa osservazione?
“Giobatta ha bevuto troppo freddo e gli è venuto il singhiozzo?”
“Andiamo a giocare un po’ con i punti che sono più sensibili al freddo, ad esempio quelli che risultano di per loro collegati al brusco cambiamento di temperatura”. E poi prova che ti riprova hanno stabilito che la cosa più efficace era poggiarci il retro di un cucchiaino.
Può essere andata così?
Dirlo con certezza è impossibile.
Questo esempio ci permette però di ragionare su un aspetto che a mio parere è importante.
Sebbene il pensiero “scientifico” abbia portato una gigantesca rivoluzione nel meccanismo del sapere dell’Occidente esistono anche altri modi di pensare, di spiegare il mondo e di fare “conoscenza” che sono validissimi.
Uno ad esempio è il pensiero per analogia.
Per millenni gli studiosi hanno descritto il mondo attraverso un modello basato su questo tipo di pensiero.
Cercavano collegamenti fra le cose per forma, per colore, per utilizzo, per momento del giorno o dell’anno in cui si manifesta etc.
Se due cose apparivano in qualche modo simili fra loro allora avevano sicuramente un legame molto forte che le rendeva quasi intercambiabili.
Un esempio semplice di questo modo di pensare è l’assunto che le noci fanno bene al cervello perché, in qualche modo, ne richiamano la forma, o che mangiare fagioli (che hanno la stessa forma dei reni), nutra o protegga quel determinato organo.
Può sembrare un meccanismo assurdo se lo paragoniamo ai meccanismi scientifici ma è la stessa scienza a confermare, a volte, queste teorie: che le noci contengano sostanze “ricostituenti” per il cervello è un dato che emerge dall’analisi del frutto stesso, e possiamo andare oltre ricordando che esiste una pianta (Pulmonaria officinalis) che somiglia molto ai tubercoli del polmoni  e che, “guardacaso”, esperimenti scientifici confermano avere un’azione espettorante e antinfiammatoria su quello stesso organo. Sulla stessa scia esistono altri vegetali con forme che ricordano altri organi ad esempio l’Hepatica nobilis, che ha foglie simili per forma e per colore al fegato e che hanno su di lui un’azione mirata.
Gli esempio sono molteplici e non solo nel regno vegetale, possibile siano tutte casualità?
O forse stiamo un po’ esagerando attribuendo alla “scienza” l’unica fonte attendibile di conoscenza?
Ovviamente non ce l’ho col metodo scientifico in quanto tale, è certamente uno strumento di conoscenza validissimo e oltretutto inventato da un nostro connazionale (Galileo Galilei); quello che mi da fastidio è che sia diventato, col tempo, l’unico pernsiero valido e  il sostitutivo di qualsiasi altro modello di conoscenza.
Oggi dire che una teoria ha “valenza scientifica” equivale a dire che è vera, la gente associa il concetto di Scienza e quello di Verità. Il problema è che mentre pensa che quella teoria sia vera contemporaneamente fa l’equazione che chi ha un’opinione contraria stia dicendo il falso.
Mi pare molto esagerato.
Oltretutto, spesso, sono gli stessi scienziati ad affidarsi ad altri tipi di pensiero non scientifico per risolvere i loro problemi.
Ad esempio in una buia notte il chimico tedesco Friedrich Kekulé (1829 1896) si addormentò in cucina mentre la moglie lavava i piatti e  sognò dei serpenti che si attorcigliavano fra loro e si mordevano la coda formando dei cerchi. Al risveglio, pochi minuti dopo, ebbe l’intuizione che gli permise di risolvere il problema che lo attanagliava (e per dirla tutta attanagliava da 50 anni tutta la comunità scientifica): la struttura della molecola del Benzene. Immediatamente gli fu chiaro che la forma di quella molecola non poteva che essere circolare, come i serpenti che aveva sognato.
Erano anni che pensava a come risolvere quel problema e fu grazie a quell’analogia che trovò la soluzione.
Un altro esempio ce lo fornisce Kary Mullis, nobel per la chimica 1993.
Dichiarò di aver scoperto la il meccanismo della PCR (che permette di creare infinite copie dello stesso DNA) mentre stava viaggiando sulla strada tortuosa verso Berkley. Ad un tratto cominciò ad immaginare che quella strada fosse una spirale di DNA ed ebbe chiaro e limpido il meccanismo che gli permise di vincere il Nobel.
Sono davvero moltissime le scoperte scrintifiche che devono i natali, almeno in parte, ad un tipo di pensiero che è diverso da quello scientifico.
L’uomo è un essere meraviglioso dotato di una capacità di comprendere il mondo favolosa.
Nei millenni, ogni cultura, in ogni parte del mondo ha utilizzato meccanismi di pensiero diversi da quello scientifico moderno.
Oggi esistono ancora giganteschi e complessissimi modelli di descrizione del mondo, che hanno migliaia di anni e che si fondano su un pensiero diverso da quello scientifico. E chissà quanti altri sono anadati perduti!
Questi modelli funzionano perfettamente  e rispondono con precisione alle esigente dei loro ideatori.
Unico “neo” è che siccome parlano una lingua che non è quella della scienza occidentale moderna allora vengono scartati e bollati come magici o “robe da creduloni”.
Mi pare che questo sia decisamente pericoloso.
Con che diritto un metodo di conoscenza bolla gli altri come “fandonie” semplicemente per il fatto che non riescono a spiegarsi nei suoi termini?
Ha senso?
O è come dire che un inglese è un’involuto perché non riesce a spiegarsi in italiano?
A mio parere è necessario che la scienza occidentale scenda un pochino dal piedistallo di “unico modello valido per conoscere il mondo” e faccia spazio ad altri tipi di pensiero che, osservando le cose da una prospettiva diversa, possono essere un enorme arricchimento del sapere generale del mondo.

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