Il meraviglioso mondo del Qi.

L’idea più affascinante in cui si ci imbatte quando si inizia a praticare una disciplina orientale è, senza dubbio, il concetto di Energia (Qi, come lo chiamano i cinesi, Ki come lo indicano i giapponesi o Prana come la chiamano gli indiani).YIN_YANG_hmmm
Ma che cosa indicano gli orientali quando usano questa parola?
Io sono convinto che si faccia un bel po’ di confusione a riguardo, perché il termine energia richiama in noi cose molto diverse rispetto a quelle che intendono gli orientali, ad esempio i cinesi.
Per noi l’energia è una “forza che fa succedere qualcosa”.
L’energia elettrica è quella che accende le lampadine e fa funzionare i frigoriferi, l’energia derivante dalla combustione della benzina fa muovere le automobili, l’energia dell’acqua fa girare la pale della ruota del mulino, etc. Per cui noi dell’energia notiamo il fatto che fa muovere qualcosa, che produce un movimento, mentre ci interessano meno altri possibili aspetti del termine energia.
Anche in oriente c’è l’idea che ci sia qualcosa che fa muovere qualcos’altro, ma quanto parliamo di Qi, per gli orientali, la logica è ribaltata: loro considerano l’energia del corpo (o di qualsiasi altra cosa) come la peculiare organizzazione del movimento interno di quella cosa. Detta così sembra incomprensibile ma basta tornare sui binari occidentali per permetterci di capire.
Per i cinesi non c’è la materia da una parte e la forza che la muove dall’altra, ma c’è la materia che spontaneamente si muove. E a seconda del tipo di movimento che la caratterizza genera i fenomeni che conosciamo. 
Il Qi che si muove poco da origine a cose molto concrete e compatte (per esempio montagne) mentre il Qi che si muove più velocemente da forma a cose più rarefatte, meno concrete (ad esempio il vento).
Questo concetto, presente in Cina già millenni fa è pressapoco lo stesso di quello a cui è arrivata la fisica moderna nel momento in cui ha cercato di osservare la materia nell’infinitamente piccolo; gli scienziati si sono accorti che se osservavano da vicino le costituenti principali degli atomi dovevano smettere di considerarli come “materia solida” e cominciare a osservarli come un’onda, cioè come una vibrazione, come qualcosa che spontaneamente si muove. 
Quindi per i cinesi il Qi non è una forza che si applica a qualcosa, ma è una proprietà insista nella cosa stessa.
Ma non è solo una proprietà, è l’insieme di tutte le proprietà di una cosa, in altre parole è la somma di tutte le sue qualità.
E’ il suo essere completamente unica, differente da tutte le altre.
Il Qi di una pera è decisamente differente dal Qi di una pecora, ma anche il Qi di una pera o di un’altra pera sono differenti fra loro ma solo in maniera inferiore. Cioè tutte le pere hanno una loro forma e delle qualità simili tanto che è impossibile confonderle con le pecore, ma contemporaneamente ogni pera è anche diversa da ogni altra pera.
Un po’ quello che accade per tutte le speci. 
Ad esempio il Qi degli esseri umani sarà in qualche modo simile per tutti, in quanto tutti abbiamo la stessa forma di base e lo stesso funzionamento, ma assumerà una particolare vibrazione differente per ognuno di noi.
Siamo unici come uniche sono tutte le cose.
Capite bene che questa descrizione del Qi ha poco a che fare con quello che per noi è il significato del termine energia.
In questo spazio di incomprensione si arrovellano i dubbi di chi comincia a bazzicare il pensiero Taoista. 
Ad esempio in medicina cinese molti sono convinti che l’energia scorra nel corpo, come se ci fosse da una parte il corpo e dall’altra l’energia che scorre, come se fossero entità separate.
Ma se dobbiamo seguire con coerenza il sistema orientale allora dobbiamo immaginare noi stessi come un’ “insieme magmatico”. L’energia più rarefatta scorre sopra la stessa energia che si è solidificata. Poi quella energia solidificata si ritrasforma in rarefatta e quella rarefatta nella stessa misura si condensa così che il ciclo ricominci. Cioè la nostra energia nel momento in cui è ferma e condensata da origine ai tessuti più solidi, per esempio le ossa, mentre quando è meno concreta e più mobile da origine ad aspetti più sottili, per esempio il pensiero. Ma nella visione cinese il tuo Qi è sempre lo stesso, semplicemente cambia aspetto a seconda del suo grado di “movimento”.
L’energia non “scorre sul corpo” l’energia è il modo unico in cui accade il costante divenire del corpo.

Ma i cinesi non si fermano a cercare una descrizione logica al Qi, per loro la cosa essenziale è “sentirlo”, percepirlo, accorgersi del suo modo di esprimersi. Questo è fondamentale in tutte le pratiche tradizionali di stampo Taoista, dalla medicina alle arti marziali: accorgersi di come il Qi si muove. Se ci accorgiamo di come si muove il Qi del nostro sfidante saremo in grado di comprendere meglio come atterrarlo; se comprendiamo come si muove il Qi di un “paziente” allora saremo in grado di aiutarlo a superare qualche fastidiosa problematica.
Ma il problema è che nessuno può spiegarti come si muove il Qi, è necessario che tu lo comprenda da solo.
Per questo i testi dei maestri orientali brulicano spesso di frasi come “non si può spiegare il Qi, si può solo sentire”. “Non puoi capire il Qi, lo devi ascoltare” etc.
Ed ecco che in questo solco nascono come funghi in autunno tutta una serie di personaggi che si spacciano per coloro i quali sentono il Qi e-che-se-anche-tu-lo-vuoi-sentire-allora-devi-venerarmi-per-anni-e-soprattutto-devi-darmi-un-sacco-di-soldi.
Voglio essere chiaro su questo punto: questo “approccio al Qi” è esclusivamente un meccanismo di potere perpetuato da chi vuole conservare una posizione di superiorità nei confronti degli altri.

“Io sento il qi, tu no, io sono più figo, tu devi venerarmi come un dio in terra e forse io ti svelerò il segreto.”

Ma il segreto sul Qi, date retta a me, è il segreto di pulcinella. 
Il mio consiglio è di tenervi il più possibile alla larga da queste figure che non hanno nulla da insegnarvi sul Qi. Sono invece le persone giuste per tenere corsi sul “migliora il tuo conto in banca e la tua finta-autostima” perchè è quello che fanno da anni.
Ma allora come si può sentire questo Qi?
Secondo me il ragionamento da fare è molto semplice: 
cos’è quella cosa che non puoi studiare, o capire ma devi solo sperimentarla e sentirla?
Esistono diverse possibili risposte a questa domanda risposte che derivano dalla nostra vita quotidiana e che non hanno per niente carattere mistico o magico: la più comune che mi viene ora in mente è “il sapore”.
Il sapore è qualcosa che non puoi raccontare ad un altro. Se vuoi che qualcuno sappia che sapore ha una cosa che non ha mai mangiato gliela devi far assaggiare, se no, non lo può capire in altro modo.
Spesso durante i corsi di shiatsu che tengo faccio fare questo giochino:
 prendo una spezia poco conosciuta (l’ultima volta ho usato i semi di cardamomo) e divido i presenti fra quelli che conosco già il sapore del cardamomo e quelli che invece non l’hanno mai mangiata.
Il gioco è molto semplice: chi conosce già il sapore mangia qualche seme di cardamomo e descrive il sapore che sente a coloro i quali non li hanno mai mangiati.
 Poi faccio mangiare qualche seme a quelli che hanno sentito la descrizione del sapore e chiedo loro di dirmi se se lo aspettavano così dalla descrizione che avevano ricevuto.
La risposta è sempre: no, mi ero immaginato un sapore completamente diverso.
Può essere utile ricordare a questo punto che in cinese quando una pietanza ha poco sapore, si dice che “manchi di Qi”. Capisci quindi quanto è semplice sentire il Qi di una cosa?  Capisci quanto è banale?
Ma non solo il sapore appartiene a questa categoria di cose che sono evidenti per chi le sperimenta e impossibili da comprendere per chi ne ascolta il racconto.
Un altra cosa che è molto evidente per te ma è difficile descriverla agli altri è ad esempio la sensazione fisica, ad esempio quella di un dolore.
 E’ molto difficile descrivere con precisione il dolore che sente una persona con una periartrite scapolo-omerale, o descrivere lo strano mal di pancia che ci ha colpito dopo aver mangiato un gelato dal sapore sintetico. Possiamo certo usare qualche parola per identificarlo, ma il grosso della sensazione non riusciamo a spiegarlo.E‘ per questo che utilizziamo modi di dire e metafore nella speranza che qualcuno ci comprenda: “è come una coltellata calda”, “è come se la testa mi esplodesse”, “è come se i miei piedi fossero morti”, etc.
A guardar bene qualsiasi sensazione del corpo è difficile da descrivere volendo usare le parole.
I sapori sono difficili, gli odori sono difficili, i dolori, i formicolii, i pruriti, le emozioni, tutto il sentire del corpo è enormemente evidente per noi, ma decisamente difficile da spiegare con precisione a qualcun altro.
La proposta che ti faccio è di considerare il Qi come l’insieme di quelle sensazioni.
Punto e basta.
Il Qi, in fin dei conti lo dicono anche i sinologi, è l’insieme dei soffi che attraversano il corpo. E cosa sono questi soffi se non le sensazioni che ci pervadono costantemente?
Ogni cosa che ci succede, ogni pensiero che facciamo, ogni movimento del corpo è accompagnato da una sensazione specifica, da un modo specifico del tuo essere interiore di muoversi ed organizzarsi.
E’ chiaro quindi che per sentire questi soffi non devi sapere come si fa, devi semplicemente cominciare a farlo.
Sai già farlo, lo fai da quando sei nato.
E capirai anche quanto è inutile avere un maestro che ti insegni “cosa sentire”perché l’unica cosa che ti può dire è riguardo a cosa sente lui, ma non è detto che il suo modo di sentire sia simile al tuo.
Quindi è un cammino che devi fare da solo anche perchè non c’è nessuno più bravo di te ad ascoltare le tue sensazioni!
Se avrai voglia di impiegare un po’ di tempo ad ascoltarti scoprirai che queste sensazioni che ti pervadono sono molto diverse tra loro, non solo perché si manifestano in posti del copro differenti, ma perché producono all’interno di te dei movimenti differenti: è come se “ti trascinassero” in una direzione. Alcune sensazioni ad esempio sono interiorizzanti, portano verso dentro, sono introspettive; altre invece ti spingono verso l’esterno, ti rendono aperto e “ampio”.
Alcune sensazioni derivano da te stesso, in qualche modo ti renderai conto che sei tu che le produci, altre sensazioni invece sembrano nascere altrove e scaricarsi su di te.
Insomma c’è un’universo di straordinarie sensazioni da esplorare dentro di te, ed è completamente gratis e lo puoi fare in qualsiasi momento. Che meraviglia!
Più ti divertirai a scoprirti e più diventerai bravo a conoscerti e come diceva Socrate: l’uomo che conosce se stesso conosce le leggi che governano l’Universo e gli Dei.
Non ti servono ne guru, ne maestri, ti serve soltanto cominciare ad ascoltarti.
Più lo farai più diventerai bravo nel farlo, come accade per tutte le cose.

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Gita ad Alcatraz – Vuoi venire in vacanza con noi?

LOGO TAODAOSalute e prosperità a tutti!
Sono lieto di comunicarvi che la Scuola di Shiatsu Taodao andrà in gita scolastica per la prima volta in vita sua!!!!
La meta del nostro viaggio sarà ALCATRAZ (la libera università creata da Jacopo Fo in Umbria- http://www.alcatraz.it)
Alcatraz è immersa nella meraviglia delle colline umbre ed è una struttura che, da sola, stimola la creatività e il benessere. Quale posto migliore per la nostra prima gita d’istruzione (o distruzione 🙂 )?
Le date (ormai ufficiali) saranno da venerdì 15 a domenica 17 maggio 2015 (partenza nel primissimo pomeriggio del venerdì, rientro nella serata di domenica).

L’argomento del MEGASEMINARIO di due giorni sarà:

“Le tecniche sinergiche (ovvero tutte quello che avete sempre sognato di abbinare allo Shiatsu ma che non avete mai osato fare)”

L’idea è quella di esplorare tutte quelle possibilità di relazione fra lo shiatsu e le altre tecniche corporee. Nello specifico andremo ad affrontare:

– Tecniche di trattamento che non sono prettamente pressione perpendicolare (dal tuinà alle tecniche di massaggio occidentale)
– Il trattamento e il rilassamento in acqua calda (alcatraz è dotata di una piscina riscaldata a 37 gradi)
– L’importanza dell’ambiente nel quale si lavora: Lo shiatsu nel bosco
– Tecniche di meditazione e visualizzazione (come rendere più potenti le tecniche tramite l’utilizzo o il non utilizzo della mente)
– Tai Chi Chuan, Qi Kung ed esercizi della tradizione taoista

Importante: se ti viene in mente un argomento o una tecnica che vorresti approfondire faccelo sapere al più presto, sarà aggiunta nel programma del corso!
Gli insegnanti saranno gli assistenti e gli insegnanti della Scuola Taodao.

(il programma è in costruzione nelle prossime settimane sarà ampliato)

Il seminario è aperto a chiunque abbia mai frequentato almeno il primo modulo del Percorso di Formazione per Operatori Shiatsu.
Il prezzo per il seminario (compreso di vitto e alloggio) è di € 210 e da diritto a due firme sul libretto alla voce seminari monotematici (o a 6 firme nella sezione serate di pratica)
Ovviamente è possibile farsi accompagnare da familiari o amici che non partecipando al seminario pagheranno solo il vitto e alloggio alla struttura (pari a € 150 a persona Per i bambini fino a 2 anni è gratis, dai 3 agli 8 anni € 100,00, dai 9 ai 12 anni 128,00. La camera singola ha un sovrapprezzo del 30% o del 50% a seconda delle situazioni.).

Per ultimo c’è l’idea di spostarci tutti insieme affittando un pullman (sul modello delle gite scolastiche appunto). Il prezzo del pullman varia in base al numero di passeggeri per tanto cercate di comunicarci il prima possibile se intendete usufruirne e per quante persone.
Modalità di prenotazione e pagamento: sarà necessario versare una caparra di 60 euro per ogni partecipante al Seminario e 50 euro per ogni accompagnatore adulto, entro il 25 aprile per confermare la prenotazione. Nel caso in cui l’evento per motivi funesti venisse annullato l’intera somma sarà restituita.

Potete versare la caparra direttamente a Scuola oppure facendo un bonifico al seguente
IBAN IT20s0760105138298434398440
(Specificate nella causale “Caparra gita ad alcatraz”e il nome e cognome dei partecipanti). Se poi volete agevolarci il lavoro mandateci una mail in cui ci informate che avete prenotato via Bonifico.

P.s. vi lascio un link alla presentazione di cosa è Alcatraz http://www.alcatraz.it/index.php/chi-siamo/spirito
Aspettiamo trepidanti le vostre prenotazioni 🙂

Tornano i corsi di Yoga ad Imperia, con un programma galattico!

solemano

Cari amici e amiche dello yoga,
subito dopo pasqua riprenderemo i corsi a pieno ritmo… io non vedo l’ora e spero anche voi!!!!!
Il corso di quest’anno sarà improntato ancora una volta sulla consapevolezza dei 5 elementi e sui 5 sensi in unione con il percorso degli otto stadi dello yoga proposti dal Raja yoga di Patanjali,sarà un cammino completo e sereno, che attraverso la consapevolezza del corpo e della mente, guidati dalla pratica di asana e pranayama, porterà ad una profonda crescita interiore.
Scopriremo insieme quanto abbiamo da imparare dal nostro corpo e dagli elementi che lo compongono, e scopriremo quanto questi elementi ci fanno sentire parte integrante dell’universo che ci circonda, sentiremo attraverso gli elementi la presenza dell’intero universo dentro di noi…. microcosmo e macrocosmo sono parte integrante l’uno dell’altro….
Come dico sempre lo yoga è una disciplina adatta a tutti, uomini, donne, anziani, bambini, ma sempre seguendo le indicazioni e le possibilità del proprio corpo e della propria costituzione, perciò se avete dei problemi a livello fisico sia leggeri sia importanti vi prego di mettermi al corrente prima di iniziare, di modo che possa consigliarvi al meglio su come eseguire la pratica affinché lo yoga diventi anche una terapia dolce per migliorare i piccoli (grandi) fastidi.
Quest’anno ho programmato anche una serie di seminari o work shop di approfondimento.
Da giugno inizierà ad andora lo yoga per bambini fatemi pubblicità 🙂 e se a d Alassio e Imperia ci sarà richiesta sarò felice di portare il corso anche in queste sedi.
sempre a giugno propongo serate di meditazione a S Gregorio…. pensateci… o meglio meditate 🙂
Ecco il programma:
APRILE
il mese di aprile sarà come sempre destinato a riprendere confidenza con il nostro corpo
parleremo di yama e nyama , l’atteggiamento yogico nella vita.

MAGGIO
elemento TERRA
senso OLFATTO
scopriremo attraverso le posizioni , e le varie tecniche di respirazione la nostra capacità di utilizzare l’energia della terra e della materia.
Attraverso le tecniche di Pranayama libereremo le vie olfattive anch’esse legate alla percezione dell’elemento terra.

GIUGNO
elemento ACQUA
senso GUSTO
dedicheremo questo mese alla flessibilità del corpo e della mente con una maggiore attenzione a ciò che serve per nutrire in maniera corretta il corpo e lo spirito

LUGLIO
elemento FUOCO
senso VISTA
attraverso gli occhi percepiamo il mondo esteriore, attraverso Manipura Chakra (il chakra connesso all’organo della vista) lasciamo entrare e trasformiamo il mondo esteriore dentro di noi..
un mese dedicato alla consapevolezza interiore ed esteriore

AGOSTO
elemento ARIA
senso TATTO
vedremo come l’elemento aria vayu sia responsabile di tutti i movimenti e le 5 energie del nostro corpo.

SETTEMBRE
elemento ETERE
senso UDITO
questo mese ci porterà all’ascolto profondo del suono come vibrazione, la pratica sarà silenziosa e potente il canto del mantra avrà un ruolo fondamentale

OTTBRE
dedicato alla pratica libera e a eventuali approfondimenti

Francesca

Come diventare meglio di una poltrona massaggiante in sole 6 ore!

monaco_shiatsu«In una città del medio oriente, viveva una giovane sposa di nome Fatma. La donna era felice con il marito, ma la sua gioia era rovinata dalla suocera che la detestava e continuava a rimproverarla.
Un giorno, non riuscendo più a tollerare la tensione causata dal brutto rapporto con l’anziana donna, Fatma si recò nella capanna del guaritore per chiedergli in che modo poteva ucciderla senza lasciare traccia.
L’uomo ci pensò su e poi insegnò alla ragazza delle manovre speciali per il massaggio; le consigliò di massaggiare ogni giorno il corpo della suocera, per sei settimane, al termine delle quali la donna sarebbe morta.
Fatma tornò a casa contenta e subito iniziò con i massaggi. Col passare dei giorni però, si rese conto che sia il carattere spigoloso della suocera sia la sua rabbia stavano cambiando tanto che tra loro iniziò un colloquio completamente diverso da prima: cominciarono ad apprezzarsi, a capirsi e ad andare d’accordo.
Fatma cominciò così a pentirsi di aver desiderato la morte della suocera, finché decise di interrompere il maleficio e tornò dal guaritore.
Il vecchio saggio ascoltò le parole della donna e sorridendo le rispose: “Non serve un antidoto: quelle che tu credevi fossero tecniche speciali erano solo manovre del massaggio classico”. Allora la donna capì e ringraziò il guaritore»

Stanotte ho fatto un sogno.
Ho sognato suocere far pace con le nuore  massaggiandosi a vicenda, ho sognato dentisti che ti massaggiano la mandibola prima e dopo averti trapanato i denti,  fruttivendoli che ti carezzano le spalle mentre scegli quali verdure comprare, colleghi d’ufficio che si scambiano massaggi nella pausa pranzo. Ho sognato dottori che ti coccolano prima di una endoscopia e avvocati che ti massaggiano prima di presentarti la fattura.
Ho sognato la rivoluzione, ma non quella politica, neppure quella culturale, ho sognato la rivoluzione del contatto.
Pensaci un attimo, quanto sarebbe un posto migliore, il mondo, se tutti quanti fossimo più abituati a massaggiarci e carezzarci?  Il tocco è una dimensione meravigliosa dell’essere umano e non c’è nessuno che dica “no grazie” a un morbido massaggio delle spalle dopo una faticosa giornata.

Se incontri un amico come lo tocchi? Una stretta di mano? una pacca sulla spalla? un abbraccio sfuggente? Quando sarebbe bello arrivare a casa di un amico e scambiarsi 10 minuti di massaggio alle spalle, alla testa, alle braccia? Quanto ne guadagnerebbe la chiacchierata che stiamo per avere con lui?
E quanto sarebbe meraviglioso se durante un lungo viaggio in macchina, quando ci si ferma all’autogrill, chi ha guidato per 2 ore ricevesse 10 minuti di coccole  sulle braccia, il collo e la testa?  Forse diminuirebbero gli incidenti stradali? Forse no, ma di certo saremmo meno inclini a suonare il clacson come dei disperati se il primo della fila al semaforo non è scattato fulmineo al verde.
E quanto si arrabbierebbe meno tua madre  se le  confidassi quel brutto  voto che hai preso a scuola dopo un bel massaggio alle spalle? Magari acconsentirebbe pure a farti andare in vacanza da solo con gli amici.
Il massaggio è piacevole, rigenerante, rilassante e preventivo di molti disturbi comuni. Quante persone soffrirebbero meno di mal di testa se ci fosse qualcuno che tutti i giorni, alla sera dopo cena,  gli massaggiasse un pochino le spalle, le tempie e il collo?
Il contatto è un bisogno primario per tutti gli esseri viventi, dai gatti che fanno le fusa agli orsi che si strofinano la schiena sulle cortecce degli alberi, e sono famosi gli esperimenti sulle povere scimmiette che, sebbene nutrite a dovere e sane, tendevano a lasciarsi morire se non ricevevano per troppo tempo contatti con altre scimmiette.
Ma la nostra cultura ha bollato il contatto fisico come una cosa riprovevole, secoli di moralismi e puritanesimo hanno allontanato l’uomo dalla dimensione del tocco tanto che anche la cultura medica prevede sempre meno la diagnosi attraverso la palpazione e sempre più l’utilizzo delle macchine.

In un mondo in cui tutto è “touch” meno i rapporti fra gli esseri umani c’è gente che preferisce spendere 300 euro in una poltrona massaggiante meccanica (che vi assicuro fa massaggi scadenti) piuttosto che mettersi d’accordo con la moglie e scambiarsi 10 minuti di massaggio ogni sera. Follie.
E se stai pensando che per massaggiare bisogna “saperlo fare” forse dovresti ricrederti: tu sai già come massaggiare! Lo sai per istinto, per natura, le regole base del massaggio sono scritte nel tuo DNA.
Certo se vuoi occuparti della salute delle persone, di risolvere disturbi complessi e articolati, allora è meglio che tu faccia qualche corso più approfondito; ma  per dare sollievo a qualcuno che ha avuto una giornata impegnativa non ti servono centinaia di ore di corso. Ti basta conoscere poche tecniche, una manciata.
Per cercare di cominciare a cambiare questo stato di cose, noi della Scuola di Shiatsu Taodao, abbiamo messo a punto un programma di un giorno (in totale 6 ore di pratica) che ti permetta di apprendere le basi per praticare un massaggio su schiena, collo, braccia e testa, che possa essere utile per defaticare i muscoli e lo spirito dopo una giornata stressante.
Lo abbiamo chiamato scherzosamente: “Come diventare meglio di una poltrona massaggiante in sole 6 ore” e lo offriamo a un prezzo simbolico di 30 euro per l’intera giornata.
Per rendere il tutto più semplice, l’intera sequenza si esegue con il ricevente vestito e seduto su una comunissima sedia.
Organizziamo queste giornate periodicamente nelle nostre sedi, ma se fai parte di un’associazione, un circolo o se hai riunito un gruppo di amici interessati a questa idea, veniamo direttamente noi a fare il corso da te, se vuoi!

Ti interessa partecipare a una delle nostre giornate? Vuoi organizzare un corso nella sede della tua associazione? Manda una mail a info@taodao.it, chiamaci al 3394408830 oppure visita il nostro sito http://www.taodao.it per avere tutte le informazioni sui prossimi incontri.

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Chi ha paura del lupo cattivo?

zeke-wolfNelle fiabe i lupi fanno sempre la parte dei cattivi. L’esempio più famoso è quello di cappuccetto rosso che viene ingannata dal lupo che prima si pappa sua nonna, poi lei, e siccome aveva ancora un certo languorino pure il contenuto del cestello che cappuccetto stava per l’appunto portando alla nonnina.
Golosi, i lupi.
Talmente golosi che non si accontentano di un solo porcellino, ma addirittura ne vogliono ben 3. E se di porcellini non se ne vedono, ma  ci sono dei capretti, allora deve mettersene nella pancia sette, il famelico lupastro,  per placare il suo voracissimo appetito.
Ma ci sono altre storie, delle altre fiabe diciamo, in cui i lupi svolgono tutta un’altra funzione. E’ il caso, ad esempio,  del racconto mitologico in cui i due piccoli Romolo e Remo vengono sfamati da una lupa che ancora oggi è simbolo della città di Roma, oppure del romanzo ”Il libro della Giungla” in cui il piccolo Mowgli viene salvato da i lupi e cresce con loro.
Ma allora questo lupo è buono e salvifico o distruttore e portatore di morte?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo addentrarci un pochino nel magico mondo dei simboli e capirne meglio il significato.
Perché anche il lupo, come tutti gli appartenenti al mondo delle fiabe e delle leggende, è un simbolo.
Riguardo ai simboli si fa spesso una certa confusione, siamo abituati a pensare, ad esempio, che esistano simboli buoni e simboli malvagi, che alcuni simboli siano santi ed altri demoniaci, insomma che ci siano simboli appartenenti al bene e simboli appartenenti al male.
Ma è davvero così?
No, in realtà i simboli alla loro origine non appartengono alle categorie di bene e di male, semplicemente perché le categorie di bene e male sono successive alla formazione del simbolo.
Ti faccio un esempio.
Che mi dici di questo simbolo?Immagine

La svastica è un simbolo che noi, oggi, tendiamo ad associare ai drammi del Nazismo, ai campi di concentramento, allo sterminio organizzato degli ebrei, degli zingari e di tutte quelle persone ritenute scomode dal potere Hitleriano.
Quindi quando vediamo una svastica abbiamo reazioni che vanno dall’allarmismo al disgusto. (So bene che esistono molte persone che appartengono oggi a movimenti neonazisti e che invece hanno un’idea diversa della svastica, ma di costoro oggi non mi occuperò)
Ma se andiamo alla ricerca dei significati profondi di quel simbolo, della svastica, scopriamo che è un simbolo che viene raffigurato dall’uomo fin dall’era neolitica, che è associato all’idea di ciclo e che lo ritroviamo anche sul cuore di molte statue raffiguranti il Budda.
Budda Nazisti?
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Ovviamente no, ma il simbolo della svastica è da sempre utilizzato come simbolo propiziatorio, ben augurante, in particolare ancora oggi dai buddisti perchè simboleggia la fine delle reincarnazioni. Gli indiani e i buddisti sono convinti che una persona alla sua morte si reincarni perché non ha ancora risolto tutte le sue “questioni” su questa terra e che quindi abbia bisogno di un’altra vita per porvi rimedio. Se invece una persona alla sua morte è “pura” allora smette di reincarnarsi e accede al Nirvana, cioè entra a far parte del divino. Il simbolo per questa liberazione è appunto la svastica.
E restando ancora un attimo nell’argomento nazismo, la svastica non è l’unica simbologia di cui Goebbels e compari si sono appropriati più o meno consciamente. Dai colori della bandiera nazista (nero bianco e rosso)  che sono gli stessi colori delle tre fasi del compimento dell’opera alchemica secondo la tradizione mediorientale (Nigredo-nero, albedo-bianco e Rubedo-rosso), fino ai particolari baffetti di Hitler che furono rubati a uno degli uomini più famosi del tempo cioè a Charlie Chaplin e al cuo celebre personaggio “Charlot”.
Ma la domanda rimane, la svastica oggi è un simbolo buono o un simbolo cattivo?
Come già accennato prima ai simboli gli importa molto poco di essere annoverati fra i buoni o fra i cattivi, semplicemente perché questa divisione dipende esclusivamente dalla cultura a cui stiamo facendo riferimento.
Per gli indiani è ancora un simbolo buono e propiziatorio, per noi europei è invece un simbolo associato al dramma dell’ultima guerra mondiale.
Ma il simbolo rimane in quello spazio in cui buono e cattivo non hanno senso. Il simbolo indica qualcosa, poi alcuni di noi reputano quel qualcosa malvagio e altri buono.
Ai simboli, delle nostre definizioni, non interessa nulla.
“Affari vostri” – direbbero.
Solitamente, nelle varie culture, i simboli che vengono definiti buoni son quelli associati al potere vigente, mentre i simboli dei poteri avversari diventano immediatamente simboli malvagi.
Ad esempio quando il cristianesimo si è imposto sulla cultura greca ha preso i simboli di quest’ultima e li ha riletti con una chiave negativa. Un esempio su tutti è l’immagine del diavolo che per i cristiani è praticamente quella figura che per i greci era il dio Pan (corna, zampe di capro, follia “panica” etc)
Prova ora a guardare quest’immagine.

ImmagineQuesto è il Bafometto (illustrato da Eliphas Lévi durante la metà dell800) ed è un simbolo molto più recente della svastica. Nella nostra cultura filo-cristiana  è associato al demonio, al diavolo e quindi annoverato fra le schiere del cattivi,dei demoni, anzi il re di tutti i demoni.
Povero Bafometto.
E’ indubbio che a guardarlo è veramente difficile farselo piacere questo Bafometto, perché è come se fosse l’insieme di tutte quelle qualità che la nostra cultura teme.
Notiamo infatti: il pentacolo sulla fronte (che noi associamo in qualche modo al demonio, al “satanismo”) il muso e le corna e le zampe da caprone, le ali da nero corvaccio, poi notiamo che è un ermafrodito (ha le fattezze mascoline ma i seni ben in evidenza) e che ha dei pericolosissimi serpenti che gli fuoriescono dai pantaloni, strane scritte sulle braccia e sta seduto sul mondo come a dominarlo e tutt’intorno a lui un cielo in cui ci sono solo delle lune (di cui una addirittura nera) e nessun sole. Sembra proprio un simbolo creato apposta per essere spaventoso.
Eppure, se abbiamo la pazienza di non farci dominare dall’emotività che immediatamente ci scatena, e perdiamo qualche minuto nell’osservarlo bene e nel cercare di coglierne il significato più profondo, scopriamo che il povero Bafometto non è poi un gran cattivone, anzi.
Prima di tutto osserviamone la posizione. Sta seduto a gambe incrociate e ha una mano che punta in alto e una che punta in basso. Questa postura non è una sua esclusiva, troviamo molte altre raffigurazioni nel mondo di questa gestualità: è il caso di Shiva o del Budda (è strano come sempre in india si vada a finire).

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Questa particolare posizione sta ad indicare che egli è il collegamento fra i due opposti, fra il cielo immateriale (che indica con la mano destra) e la terra materiale (che indica con la mano sinistra). E a ben vedere tutta l’immagine è un tentativo di indicarci l’idea di unione fra gli opposti. Ad esempio le scritte sulle sue braccia sono alla sua destra “solve” e dall’altra “coagula” che richiamano immediatamente alle pratiche alchemiche e che significano dissolvere e coagulare, ancora una volta due opposti. E il fatto che sia contemporaneamente un uomo e una donna e allo stesso tempo un essere umano e un animale non è forse l’indicazione dell’unione perfetta fra gli opposti? Così come i due serpenti (uno bianco e uno nero) che si avvinghiano e arrivano insieme a contatto con la piccola sfera all’altezza del suo addome, non sono anche loro simboli di equilibrio fra due forze contrapposte? Ma lo stesso concetto di unità degli opposti ce lo stanno indicando le due lune (una chiara e una scura), ed il buio ai suoi piedi opposto alla luce che emana dalla torcia che è conficcata sulla sua fronte. Insomma questo Bafometto sembra proprio essere l’immagine dell’unione simbolica fra gli opposti.
E quando gli opposti da due (luce-buio, uomo-animale, maschio-femmina, solve-coagula …) diventano i 5 elementi (aria, acqua, terra, fuoco e spirito) allora ecco che il simbolo del perfetto equilibrio fra loro è rappresentato dal pentacolo che ha sulla fronte.
A ben vedere questo Bafometto, come simbologia, somiglia molto ad un simbolo orientale molto conosciuto che i cinesi chiamano Tai Ji.

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anche il Tai Ji è un simbolo di equilibrio tra forze opposte, che sono riunite nella stessa immagine.
Ed è curioso che quando i due poli complementari, lo yin e lo yang, si trasformano nelle cinque fasi di trasformazione cinesi (legno, fuoco, terra, metallo ed acqua) anche i cinesi, per indicarne l’equilibrio usano la stella a 5 punte.

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Di certo a livello simbolico io preferisco l’immagine più neutra e rilassante del Tai ji, ma so perfettamente che questo deriva dal fatto che l’immagine del Bafometto è molto più forte, perchè raduna insieme diversi simboli. (Il pentacolo, le corna, l’ermafrodito, l’oscurità, il fuoco, etc)
Quindi mentre il Tai Ji è un simbolo di equilibrio tra le forze ma è espresso da un punto di vista geometrico (e la geometria non ci spaventa affatto) il Bafometto dice la stessa cosa, ma lo fa in maniera più potente. Invece che suggerire un concetto (come fa il Tai ji) te lo sbatte in faccia nel modo più potente che conosce.

Pensare al bene e al male come fusi insieme è una cosa che non ci piace poi così tanto, o per meglio dire non piace alla nostra mente razionale.
Perché la nostra mente razionale funziona per catalogazione: da una parte il bene, e dall’altra il male.
Ma se questa divisione non è possibile (perché bene e male li stiamo considerando fusi insieme) allora la nostra povera mente razionale comincia a infastidirsi.
Eppure, in realtà la differenza fra bene e male non esiste, o se esiste, esiste appunto solo per la mente razionale. Tutte le altre parti di te non considerano questa differenza. Tutte le altre parti di te sanno perfettamente che è inutile definire il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato, il santo e il demoniaco, perché questi concetti non sono fermi e fissi, ma costantemente mutevoli.
Lo sa bene anche il contadino saggio di questa storiella taoista:

Ad un contadino era fuggito il proprio cavallo e la sera stessa i suoi vicini si erano riuniti per commiserarlo per ciò che era considerata una malasorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo il cavallo ritornò ma portando con sè sei cavalli selvaggi ed i vicini arrivarono acclamando una simile buona sorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo suo figlio cercò di sellare uno dei cavalli selvaggi ma fu disarcionato e si ruppe una gamba. Ancora i vicini vennero ad offrire la loro partecipazione affettuosa alla malasorte.
Egli disse “Può darsi”.
Il giorno dopo gli ufficiali incaricati della coscrizione vennero al villaggio per scegliere i giovani da mandare sotto le armi ma a causa della gamba rotta il figlio del contadino non venne preso.
Quando i vicini vennero per esprimere quanto fortunatamente fossero andate le cose egli disse ancora “Può darsi”.

Questa storiella illustra molto bene come quello che ci appare oggi una sfortuna possa essere la fortuna di domani e al contrario come le fortune di oggi possano essere le disgrazie di domani. Dunque ha senso, si chiedono i taoisti, dividere le cose che ci capitano in “fortune” e “sfortune”? e per estensione si chiedono: ha senso dividere il mondo in buono o malvagio?
E allora noi ci domandiamo: ha senso dire che quel determinato simbolo è buono o cattivo?
Ha senso chiedersi se il lupo è malvagio o salvifico?
O semplicemente il lupo è il lupo e diventa buono se ti sfama o malvagio se ti mangia?
E ancora: ha senso organizzare la nostra vita sulla base del giusto e dell’ingiusto? Del santo e del demoniaco? del vero e del falso?
O forse, invece che soltanto separare (solve) non è forse meglio cominciare anche ad unire (coagula)?

Una domenica con Masunaga!

I Chakra, l’arcobaleno e Sir Jsaac Newton.

Sir_Isaac_Newton_by_Sir_Godfrey_Kneller,_BtFin da quando sono bambino mi ha sempre affascinato il formarsi dell’arcobaleno nel cielo. Per occhi curiosi quella è pura magia, roba  meglio di  Harry Potter a Hogwarts e de Lo Hobbit con tutta la sua Terra di Mezzo. Ma non c’è bisogno di scomodare il fantasy moderno per trovare miriadi di storie o leggende su questo strano fenomeno. Ad esempio per gli irlandesi gli arcobaleni segnalano, nel punto in cui “toccano” la terra, l’ubicazione della ricchissima pignatta del Leprechauno (una sorta di folletto) mentre per i greci antichi l’arcobaleno è un sentiero tracciato dalla dea Iris e che mette in comunicazione la terra dei mortali con il cielo degli immortali; dello stesso parere sono i popoli nordici per cui l’arcobaleno è il“Ponte di Bifröst” che rende temporaneamente possibile il passaggio dal regno dei vivi detto Miðgarðr, a quello delle divinità detto Ásgarðr. Insomma l’arcobaleno è una meraviglia che ha affascinato gli uomini da tempo immemore. Per la scienza moderna l’arcobaleno è un fenomeno che avviene quando le goccioline d’acqua, talmente leggere da rimanere in sospensione nell’aria, vengono attraversate dai raggi di luce. I raggi passando attraverso le gocce si scompongono colorando il cielo dei famosi 7 colori. Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Sono gli stessi colori che nel 1700, Ser Isaac Newton osservò nel suo laboratorio quando decise di far passare un piccolo raggio di luce all’interno di un prisma di vetro. Il prisma si comporta esattamente come le goccioline in sospensione dell’aria, divide la luce e ci mostra quello che definiamo lo “spettro”. Va detto che la luce del sole non è fatta esclusivamente di 7 colori, in realtà sarebbero molti di più. Il motivo per cui noi ne vediamo pochi è che il nostro occhio riesce a captare solo una parte di quello spettro, cioè quella compresa nell’intervallo che va appunto dal rosso al violetto. Non vediamo per niente invece le frequenze più alte del viola (gli ultravioletti) e di quelle più basse del rosso (gli infrarossi). Ma al di là di questo inconveniente percettivo la cosa su cui vorrei tu posassi l’attenzione ora è che una manciata di millenni fa, in India, c’era qualcuno che era avantissimo negli studi sulla luce. Infatti ritroviamo i famosi 7 colori elencati in ordine perfetto quando andiamo a vedere quali sono le associazioni fra i colori e i chakra indiani. Rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Sono identici, nel medesimo ordine. Ma non è l’ordine esattamente uguale a stupire più di tanto (quello potrebbero proprio averlo preso dall’arcobaleno stesso), a farci sobbalzare dalla sedia è l’idea che la teoria alla base sia la stessa.
Mi spiego. La teoria dello spettro della luce associa i diversi colori a diverse frequenze di vibrazione. Cioè le parti dell’onda della luce che  vibrano  a velocità elevate si avvicinano sempre più al colore violetto mentre quelle più lente danno vita ai colori più vicini al rosso. Se ti interessa la tabella è la seguente:

frequenza spettro

Basta sostituire il termine “raggio di luce” con il termine “coscienza”e ci si accorge come questa teoria sia speculare a quella dei chakra. Nella filosofia indiana infatti i chakra sono il risultato della scomposizione della nostra coscienza. Si va dalle frequenze del primo chakra che sono associate agli istinti di sopravvivenza (associati al rosso), e si arriva fino alla conoscenza dell’assoluto (associata la violetto) passando per la sessualità (arancione), la lotta per il potere (giallo), i sentimenti (verde), la comunicazione (azzurro), l’intelletto (indaco). Una bella scomposizione dei principali aspetti della nostra coscienza trattata come un raggio di luce.
Proposta in questo modo, la teoria ci spinge a ragionare come se fossimo di fronte a un cammino a tappe che parte dagli aspetti più grossolani del primo chakra, a quelli più sopraffini del settimo. Sono molte le teorie che propongono una “evoluzione spirituale” sulla base dei chakra. Dicono che l’energia kundalini si risveglia dal basso ventre e sale lungo la colonna vertebrale “illuminado” ogni chakra e facendo evolvere l’uomo dal “cacca, mamma, nanna, pappa” fino a vette immense di spiritualità.
Come dicevamo sembra un percorso a tappe, tappa uno, tappa due etc…
Il problema è che, secondo me, questo punto di vista non ha senso!
Perchè quello che  si dimentica  è la genesi della teoria stessa, la visione di insieme.
Se i chakra sono il risultato della scomposizione della mia coscienza, allora significa che tutte quelle “tappe” tutti quei chakra sono già attivi in me, sono già presenti  e forse ha poco senso cercare di raggiungerlli.
Non sono cose da conquistare, le possiedi già, semplicemente perchè sono il frutto della tua scomposizione!
E come può ciò che è presente  nella parte non esserlo nel tutto?

Forse potrebbe essere utile dire che il concetto di “evoluzione spirituale” è insensato poichè nessun raggio di sole può essere più o meno di quello che è.
Non esiste evoluzione di te stesso, tu sei già quello che sei! Questa volontà di porsi un obiettivo (l’illuminazione, l’apertura dell’ultimo chakra ad esempio) è semplicemente un giochino che fa la mente per tenersi impegnata, per bighellonare, ma  non credere di  arrivare a te stesso conquistandoti! La visione che ti vorrei proporre  invece non considera la spiritualità come il tentativo di raggiungere un obiettivo, ma come l’atteggiamento di colui che si deve abbandonare a se stesso. Tu non devi conoscere con precisione ogni tua parte,  sono infinite e infinitamente grandi,  non ci riusciresti mai! Tu devi smettere proprio di cercare di conoscerti. Devi accettare che lo sforzo che stai facendo per conoscerti è proprio il vincolo che ti impedisce di conoscerti. Lo sforzo concentra le energie e non è lo strumento adatto ad allargare le percezioni. Stai cercando un elefante con la lente di ingrandimento e ti lamenti perchè vedi solo della specie  di pelle spessa e grigia! Cambia strumento: lo sforzo minuzioso di conoscerti è un pacco colossale!  La conoscenza di te  è l’abbandono a te, e non prevede sforzo,anzi è proprio nell’assenza di sforzo che si raggiunge questa sensazione .  Sforzarsi significa darsi una direzione, cioè modificarsi, ma in questa condizione l’unica cosa che ascolterai di te stesso sarà la forma che ti sei dato. Invece degli sforzi bisogna mettere in campo il coraggio, il coraggio di abbandonarsi a ciò che non conosci. Non cercare di conquistare ciò che hai già, semplicemente trova il coraggio di guardarlo. Quella è  la chiave e non la volontà. Non è attraverso uno sforzo di volontà che vedrai il raggio di luce che sei, ma se ti capiterà di comprendere qualcosa di te sarà perchè avrai avuto il coraggio di guardarlo. Il resto sono baggianate. chakra luce